Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 27 / Verso l’alto

di Giulio Mozzi

Anche questo testo, come quello di ieri, è estratto dal libro Sotto i cieli d’Italia, che feci con Dario Voltolini e fu pubblicato dall’editore Sironi. Si tratta di una passeggiata che feci, in un freddo giorno di pioggia, da Ronchi dei Legionari a Redipuglia – in Friuli -, in compagnia di Carlo Dalcielo. Che, devo dire, quel giorno era piuttosto insopportabile.

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I luoghi milanesi di una sconfitta

Domenica 25 marzo alle ore 14.30, a Milano nel corso di Bookpride si svolgerà un “evento” nel quale è coinvolto uno dei docenti del nostro laboratorio Raccontare il paesaggio: Giorgio Falco.

Geografia urbana di Ipotesi di una sconfitta. I luoghi milanesi dell’ultimo romanzo di Giorgio Falco

Un itinerario in compagnia dell’autore di Ipotesi di una sconfitta (Einaudi Stile libero) alla scoperta dei luoghi milanesi (e non) in cui si muove un Io alla ricerca di «una collocazione esistenziale più che di un collocamento lavorativo». Ripercorrendo le tappe della sua metamorfica vita lavorativa, dall’Università Statale di Scienze Politiche all’ufficio reclami di un’azienda di telefonia, Giorgio Falco racconta il proprio personale approdo alla scrittura; sullo sfondo un’Italia e una Milano che mutano.

La partecipazione è gratuita, ma i posti sono limitati; pertanto, è necessario iscriversi inviando un’e-mail a piedipagina@gmail.com

Partenza: via del Conservatorio 7 (Università degli Studi di Milano). Ore 14.30.

A cura di
piedipagina

Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 26 / Villette, villette!

di Giulio Mozzi

[Scrissi questo pezzo nei primi mesi del 2002. Si trattava di una commissione del Comune di Lignano Sabbiadoro, per una pubblicazione turistico-illustrativa. Nel 2005 lo inclusi nel libro Sotto i cieli d’Italia (con Dario Voltolini, Sironi Editore). gm]

1. Marcello D’Olivo.

Marcello D’Olivo è un architetto udinese nato nel 1921 e morto nel 1991. Marcello D’Olivo era, dalle fotografie, un uomo grande e grosso – anche corpulento, con gli anni – con il cappello in testa e una pipa perlopiù dritta in bocca; una cosa un po’ alla Simenon, per dire. Marcello D’Olivo cominciò la professione costruendo il Villaggio del fanciullo a Opicina, Trieste, e finì costruendo un complesso scolastico a Gorizia: nel frattempo progettò edifici, complessi di edifici, quartieri, intere città, in Italia, in Medio Oriente, nel Congo e in Irak. Marcello D’Olivo nel tempo libero dipingeva quadri non del tutto brutti, benché non del tutto belli; per un certo periodo il suo soggetto preferito furono persone che lottavano tra loro e si ammazzavano trafiggendosi con delle specie di pioli appuntiti; poi passò ai tori, prima singoli o in piccoli gruppi, finalmente in grandi mandrie; poi si dedicò agli uomini cacciatori primitivi a cavallo, dotandoli di strane armi tecnologiche dall’aspetto di corte aste nere lucide con sporgenze a forma di cubetti; poi cominciò a dipingere i filosofi, ovvero delle persone sedute attorno a un tavolo, con aria pensosa e svagata, con le mani giunte e le dita intrecciate, arricciate, addirittura annodate: probabilmente a significare la contorsione, forse l’inconcludenza, del pensiero filosofico; infine, e questo è l’ultimo soggetto della sua pittura, dipinse quadri a colori vivacissimi con astronavi nere lucide ricoperte di sporgenze spigolose – cubiche, piramidali – che si posavano nel bel mezzo di pianure abitate da grandi mandrie di tori e da uomini cacciatori primitivi a cavallo. Questa, in estrema sintesi, è l’opera pittorica di Marcello D’Olivo, architetto udinese.

Aldo Mozzi

Aldo Mozzi

Marcello D’Olivo fu amico di Leonardo Sinisgalli, ingegnere elettronico, matematico non trascurabile, ma più noto come poeta. Conobbe inoltre Hemingway, giornalista e romanziere americano. Conobbe anche mio nonno, Aldo Mozzi, dirigente di banca, tra i finanziatori o i garanti – non so di preciso, le memorie familiari sono incerte – del progetto di cui sto per dire.

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Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 25 / Il potere della didascalia

di Giulio Mozzi

Effettivamente, in un certo senso, quello che vedete qui sopra non è “un Magritte”: è “un [ritratto fotografico di] Magritte”, dove per “Magritte” s’intende “René Magritte”, noto pittore di scuola surrealista. Ma, in un altro senso, quello che vedete qui sopra è effettivamente “un Magritte”, così come di un rampollo di una certa famiglia, es. della famiglia Mozzi, si può dire che è “un Mozzi”. Se vi interessano le figure retoriche, in questi comunissimi modi di dire ce ne sono tre o quattro, e di quelle importanti: ma non vi tedierò su questo. Vi tedierò, invece, con una breve riflessione sulla didascalia.

La didascalia posta sotto o accanto a un quadro o a una fotografia dovrebbe, secondo il senso comune, dire che cosa c’è dentro il quadro o la fotografia (e, accessoriamente, chi ne è – se noto – l’autore). Per esempio:

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Storia di uno sguardo a puntate, 6 / Sullo sfondo delle mura

di Fiammetta Palpati

[In questa rubrica, dedicata a Raccontare il paesaggio, cercherò di raccogliere delle brevi narrazioni – descrizioni, osservazioni, aneddoti – sui luoghi che ospiteranno il laboratorio. Per familiarizzare. Comincerò dalle terre di confine, o limitrofe, entro le quali – o dalle quali – Amelia e i colli Amerini si definiscono per differenza, propagazione, emanazione. La fotografia qui sopra è di Roberto Della Portella. fp].

Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio
qui volgere le spalle.
da Ormai, A. Zanzotto, Dietro il paesaggio, 1951

Cinque strade portano ad Amelia, e cinque, naturalmente, se ne allontanano; si innestano in reti maggiori – sulle regionali, sulle statali; la sesta va a Macchie, e lì finisce – ma qui si entra in una specie di leggenda paesana che, per ora, tengo da parte.

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Storia di uno sguardo a puntate, 5 / Torri, asparagi e viandanti: ancora incontri lungo la via Amerina

di Fiammetta Palpati

[In questa rubrica, dedicata a Raccontare il paesaggio, cercherò di raccogliere delle brevi narrazioni – descrizioni, osservazioni, aneddoti – sui luoghi che ospiteranno il laboratorio. Per familiarizzare. Comincerò dalle terre di confine, o limitrofe, entro le quali – o dalle quali – Amelia e i colli Amerini si definiscono per differenza, propagazione, emanazione. fp].

«Dentro le mura, lungo le terrazze, ci sono gli orti.»
Mi era rimasta questa fantasia.

Poco oltre la metà della provinciale per Amelia, quello stesso giorno [leggi la puntata precedente] – o forse fu un giorno diverso, non rammento se non che era pomeriggio – ci fermammo a visitare un altro immobile in vendita, da recuperare. Un piccolo casolare – di quelli dati a mezzadria prima e in fitto dopo – in parte diroccato, tra l’erba alta. Come se ne incontrano diffusamente e fanno malinconica – e quindi paesaggisticamente bella – la campagna. Mi pare che avesse una torretta – una colombaia – ma non ne sono certa. Certo è che la pietra era nuda. E quello fu il primo chiaro segnale che avevamo passato il confine.

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