I laboratori conclusi

Sublime contemporaneo (primavera 2022)

Il laboratorio monografico dedicato alle scritture di luoghi e paesaggi per il 2022 si è svolto sotto l’antico ed evocativo cappello del «sublime», nell’intento di esplorare e verificare quanto di esso sia ancora vivo nella sensibilità contemporanea, in termini non tanto di categoria estetica, quanto di temi e di linguaggi capaci di esprimere e percepire «paesaggi». Dopo una prima fase di analisi e approfondimento del tema anche in senso diacronico, il gruppo è stato guidato ad avvicinare e riconoscere il sublime come sensazione/sentimento, cercando nella propria esperienza individuale le circostanze, gli avvenimenti, i luoghi, gli oggetti, i testi, le dimensioni, le atmosfere, i colori, le forme, i suoni che hanno suscitato e formato in sé stessi una esperienza sublime. Abbiamo descritta quest’ultima, riprendendo una definizione di Massimo Fusillo, come «esperienza del limite»: qualcosa capace di portarci sull’estremità (in senso verticale, orizzontale, ma anche obliquo – e quindi anche ambiguo) del nostro sentire; cioè un’esperienza capace di lasciarci senza parole, impressionati, affascinati al punto tale da generare anche lo stato d’animo opposto: avversione, terrore, annientamento. Una volta riconosciuto il sublime nelle sue molteplici e diverse manifestazioni, dall’estasi mistica alla perdita di sé della follia, dalla contemplazione dell’infinito all’attesa dell’apocalisse (avvalendoci di testi letterari, dipinti, fotografie, installazioni artistiche e film) il laboratorio ha proceduto a una iniziale mappatura del sublime nei paesaggi contemporanei. Abbiamo utilizzato il termine «paesaggio» non tanto per riferirci a porzioni di natura esteticamente godibili, quanto a spazi – pubblici e privati – che riconosciamo come dotati di forma e di senso e in cui sia sperimentabile, oggi e con una sensibilità contemporanea, l’antica categoria estetica del «sublime». O, ancora di più, in cui questa categoria parallela ma distinta dal «bello», che ha attraversato sia l’arte che la percezione del paesaggio per oltre due millenni, sia non solo viva quanto molto attuale, e calzante per descrivere noi, uomini e donne occidentali senza fiato, senza parole, di fronte alla vertiginosa hall di un albergo extra lusso ad Atlanta, come alla disseminazione a perdita d’occhio di pale eoliche per l’Italia, o agli impianti chimici di Marghera tutti illuminati di notte: una grandiosità che richiama anche la grandiosità della loro potenza distruttiva. Questo compiacimento – dal momento che il sublime è anche una forma di piacere, di godimento estetico capace di farci saltare a piè pari le categorie del giudizio critico – genera un imbarazzante cortocircuito per il quale di fronte alla parate delle enormi navi sature di immondizia in rada sul golfo di Napoli che ci descrive Roberto Saviano in Gomorra, noi potremmo esclamare che si tratta di una immagine mozzafiato: lo stesso aggettivo (trito) che useremmo di fronte a uno dei tanti paesaggi notturni partenopei, con l’immancabile e drammatica presenza di nubi e luna a contrasto, e minuscole figure umane sui moli, di un artista come Salvator Rosa.

I testi prodotti nel laboratorio e attualmente in lavorazione, di natura narrativa e riflessiva, e che vogliono essere una prima mappatura di paesaggi fisici e psichici contemporanei, saranno raccolti nell’annuario 2022, «Senza fiato: il sublime nel paesaggio contemporaneo». [fiammetta palpati]

Il paesaggio del romanzo (autunno 2021)


Il “Paesaggio del romanzo” è una introduzione alla scrittura di quello che all’interno di un qualunque tipo di narrazione possiamo definire, in modo intuibile, come paesaggio: l’ambientazione naturalmente – da quella delle singole scene, al luogo – reale, finzionale e letterario – in cui la storia prende vita (o la dà). Ma non solo. Il paesaggio è anche ciò che determina atmosfere, climi – e climi emotivi: quel rapporto costante, dialogico, interdipendente, tra spazio interno e spazio esterno. Così come accogliamo sotto l’etichetta paesaggistica l’insieme delle immagini-paesaggio – visioni, vedute, tableaux, dipinti, fotografie – e tutte quelle rappresentazioni, più o meno codificate come paesaggi, che il lettore riesce a raffigurarsi e che talora restano a lungo nella memoria, dopo la lettura, come qualcosa di sfuggente – di poco esprimibile con le parole – ma che magari ci spinge a tornare sui luoghi del romanzo, a cercare nel mondo fisico quel mondo fantasmatico che durante la lettura ci ha sedotti. In un’accezione più estesa il paesaggio del romanzo è – finanche – quel luogo del nostro immaginario dal quale originano le storie che desideriamo raccontare. Fatta questa premessa è bene chiarire che questo laboratorio si propone, innanzitutto, come una “sperimentazione” del paesaggio nel suo senso più ampio, attraverso esplorazioni guidate tanto di spazi fisici quanto di spazi letterari, perché siamo convinti che i narratori possano trarre grande slancio dall’intensità, o qualità, del loro sentire, dal radicamento nella realtà sensibile. Un radicamento che è alla base di qualsiasi narrazione, sia essa volutamente verosimile o del tutto fantastica, sia essa una visione onirica o una descrizione naturalistica.

Raccontare il paesaggio sonoro (maggio/luglio 2021)

Raccontare il paesaggio sonoro è un corso-laboratorio di scrittura creativa della Bottega di narrazione, progettato e condotto da Fiammetta Palpati e Manuel Cecchinato, dedicato al ruolo del suono e della musica nella scrittura e nella narrazione. Il progetto scaturisce dall’alveo del laboratorio di sperimentazione sulle scritture di luogo e di paesaggio attivo nella Bottega dal 2018, come approfondimento e naturale prosecuzione della ricerca sulle potenzialità espressive del linguaggio e della narrativa.
Attraverso lezioni teoriche, esperienze guidate di ascolto di opere (musicali, cinematografiche letterarie), produzione, analisi e discussione di testi che restituiscano la dimensione sonora dell’esperienza quotidiana o artistica, il confronto e l’accostamento di diversi canali sensoriali (acustico e visivo innanzitutto) il corso – che si è svolto da maggio a luglio 2021 – ha offerto una conoscenza e una competenza per orientarsi nel paesaggio sonoro a livello teorico e, soprattutto, nelle sue potenzialità espressive nella narrativa come in altri linguaggi artistici.
Il laboratorio ha accolto narratori, musicologi, videomaker, poeti, paesaggisti. e curiosi di conoscere e nominare il suono del mondo. Potete leggere un’introduzione qui ad alcuni temi affrontati nell’articolo di Manuel Cecchinato L’ascolto del paesaggio.

Ritorno al paesaggio (febbraio/aprile 2021)

Ritorno al paesaggio, Introduzione al racconto del visibile che ci circonda (6 marzo – 5 maggio 2021) è stato quel che dice di essere sin dal titolo: un corso introduttivo. Si è cominciato proprio dal principio col domandarsi cos’è il “paesaggio” (oltre che un termine parecchio suggestivo) e si è proseguito con lo sperimentare il suo senso più ampio, il suo valore per chi scrive, quale e quanto posto occupa nel nostro immaginario narrativo, come sia possibile restituire un’esperienza di paesaggio attraverso le parole; infine quale forma assume un testo con – nel, dal, per – il paesaggio.

Luoghi dalla distanza (settembre/dicembre 2020)

Raccontare il paesaggio, Bottega di narrazione, Letteratura e paesaggio, Scrittura creativa, Creative writing

Luoghi dalla distanza è il titolo della terza edizione di Raccontare il paesaggio che si è svolta in aula virtuale tra settembre e dicembre 2020. Il laboratorio è stato dedicato ai luoghi inesistenti, intesi quali porzioni di spazio non più identificabili come tali nel nome e nella funzione, iniziando dagli spazi trasparenti dell’insignificanza per finire sul versante opposto di quelli preservati in una forma cristallizzata, museale, transitando per la degradazione degli habitat e le sorprendenti rinascenze del terzo paesaggio (un concetto relativamente recente che considera gli spazi abbandonati come forieri di una nuova biodiversità).

Raccontare il paesaggio 2 / Monghidoro (Bo) luglio 2019

 

Raccontare il paesaggio 2019 è stata la seconda edizione del laboratorio di scrittura residenziale organizzato dalla Bottega di narrazione e dedicato alla narrazione dei luoghi e dei paesaggi. Una settimana, dal 3 al 10 luglio, tra Monghidoro e San Benedetto Val di Sambro, nel cuore dell’Appennino tosco-emiliano, lungo una strada che per secoli è stato il principale transito di persone e merci tra la pianura padana e l’Italia centrale; tra il versante adriatico e quello tirrenico della catena appenninica; tra i territori di due città, Firenze e Bologna, al punto da venirsi a costituire come una vera e propria frontiera. Per il resto è un luogo che si deve voler raggiungere.
Nel corso del laboratorio, e soprattutto nei mesi successivi, il gruppo ha lavorato alla creazione di un volume legato ai luoghi che ci ha ospitati, e a un’iniziativa che ha l’ambizione di attraversarli, rappresentarli, e raccontarli. Il Mangirò  è una passeggiata di dodici chilometri, divisa in otto tappe, per boschi di quercia e castagno, campi di grano e di lavanda; per ogni tappa due chef e diversi piccoli produttori offrono prelibatezze il cui ingrediente di base è il pane.  L’ideatore di questa popolare iniziativa è Matteo Calzolari, titolare del Forno Calzolari di Monghidoro nel quale si producono pani lavorati esclusivamente con lievito madre e farine macinate a pietra da grani antichi coltivati in Appennino. Un modo di lavorare è anche un modo di stare sulla terra. Di cercare dei modi sensati di starci. Ed è stato proprio Calzolari che, nel 2019, ci ha chiamati, come Bottega di narrazione, a organizzare dalle sue parti Raccontare il paesaggio; a portare sulle montagne di Monghidoro il nostro sguardo, i nostri piedi e la nostra voce; a partecipare a questa esperienza dei sensi e poi a scriverne, progettando e realizzando un volume collettivo. Non si è trattato di compilare la cronaca della giornata, naturalmente, o di decantare la bellezza dei paesaggi ma di cercare un contatto profondo con i luoghi e le persone che ci hanno accolti e di restituire loro qualcosa in forma scritta.

Il gruppo ha alloggiato a Castel dell’Alpi presso l’albergo Belvedere e le attività didattiche si sono svolte nella accogliente e attrezzata sala parrocchiale. Circa cinquanta ore tra lezioni, esperienze, esplorazioni e scampagnate insieme ai docenti della Bottega di narrazione Fiammetta Palpati, Simone Salomoni e Giulio Mozzi, – ideatori e conduttori del laboratorio, alle guide locali, agli scrittori ospiti Sandro Campani e Alessandra Sarchi. Un’opportunità per i partecipanti di dedicarsi completamente alla scrittura ma anche di prendersi una vacanza, nel senso più proprio di sospensione dall’attività quotidiana,  oziare al fresco, passeggiare in montagna, tuffarsi nel lago, mangiare bene, conoscere persone con le quali si condividono interessi e curiosità. Una formula il cui intento è quello di favorire la produzione scritta a partire da una presa di contatto fisica ed emotiva con il luogo: lasciare che il paesaggio entri nella scrittura e che la scrittura lasci qualcosa nel paesaggio (dal momento che esso è anche uno spazio letterario, creato dagli autori). Una parte delle ore d’aula è stata dedicata a ragionare sulle idee di ognuno, a progettare i singoli testi e il volume completo secondo la pratica collaudata nella Bottega di narrazione. Ma il resto del lavoro – lo scambio dei materiali, le letture consigliate caso per caso, le osservazioni sui testi, l’editing – si è svolto secondo il consueto sistema della lista di discussione via email, con i docenti di Bottega.
Così, a giugno 2020, è nato Le stanze del grano, un volume che raccoglie i testi dei protagonisti del laboratorio, curato da Fiammetta Palpati, Simone Salomoni e Giulio Mozzi e pubblicato da Laurana editore. 

Raccontare il paesaggio/ Amelia (Tr), luglio 2018

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Ad Amelia, nel 2018, si è svolta la prima edizione di Raccontare il paesaggio, il laboratorio residenziale della Bottega di narrazione dedicato alle scritture di luogo e di paesaggio.