Archivi categoria: Esercizi per l’esplorazione del paesaggio

Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 26 / Villette, villette!

di Giulio Mozzi

[Scrissi questo pezzo nei primi mesi del 2002. Si trattava di una commissione del Comune di Lignano Sabbiadoro, per una pubblicazione turistico-illustrativa. Nel 2005 lo inclusi nel libro Sotto i cieli d’Italia (con Dario Voltolini, Sironi Editore). gm]

1. Marcello D’Olivo.

Marcello D’Olivo è un architetto udinese nato nel 1921 e morto nel 1991. Marcello D’Olivo era, dalle fotografie, un uomo grande e grosso – anche corpulento, con gli anni – con il cappello in testa e una pipa perlopiù dritta in bocca; una cosa un po’ alla Simenon, per dire. Marcello D’Olivo cominciò la professione costruendo il Villaggio del fanciullo a Opicina, Trieste, e finì costruendo un complesso scolastico a Gorizia: nel frattempo progettò edifici, complessi di edifici, quartieri, intere città, in Italia, in Medio Oriente, nel Congo e in Irak. Marcello D’Olivo nel tempo libero dipingeva quadri non del tutto brutti, benché non del tutto belli; per un certo periodo il suo soggetto preferito furono persone che lottavano tra loro e si ammazzavano trafiggendosi con delle specie di pioli appuntiti; poi passò ai tori, prima singoli o in piccoli gruppi, finalmente in grandi mandrie; poi si dedicò agli uomini cacciatori primitivi a cavallo, dotandoli di strane armi tecnologiche dall’aspetto di corte aste nere lucide con sporgenze a forma di cubetti; poi cominciò a dipingere i filosofi, ovvero delle persone sedute attorno a un tavolo, con aria pensosa e svagata, con le mani giunte e le dita intrecciate, arricciate, addirittura annodate: probabilmente a significare la contorsione, forse l’inconcludenza, del pensiero filosofico; infine, e questo è l’ultimo soggetto della sua pittura, dipinse quadri a colori vivacissimi con astronavi nere lucide ricoperte di sporgenze spigolose – cubiche, piramidali – che si posavano nel bel mezzo di pianure abitate da grandi mandrie di tori e da uomini cacciatori primitivi a cavallo. Questa, in estrema sintesi, è l’opera pittorica di Marcello D’Olivo, architetto udinese.

Aldo Mozzi

Aldo Mozzi

Marcello D’Olivo fu amico di Leonardo Sinisgalli, ingegnere elettronico, matematico non trascurabile, ma più noto come poeta. Conobbe inoltre Hemingway, giornalista e romanziere americano. Conobbe anche mio nonno, Aldo Mozzi, dirigente di banca, tra i finanziatori o i garanti – non so di preciso, le memorie familiari sono incerte – del progetto di cui sto per dire.

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Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 25 / Il potere della didascalia

di Giulio Mozzi

Effettivamente, in un certo senso, quello che vedete qui sopra non è “un Magritte”: è “un [ritratto fotografico di] Magritte”, dove per “Magritte” s’intende “René Magritte”, noto pittore di scuola surrealista. Ma, in un altro senso, quello che vedete qui sopra è effettivamente “un Magritte”, così come di un rampollo di una certa famiglia, es. della famiglia Mozzi, si può dire che è “un Mozzi”. Se vi interessano le figure retoriche, in questi comunissimi modi di dire ce ne sono tre o quattro, e di quelle importanti: ma non vi tedierò su questo. Vi tedierò, invece, con una breve riflessione sulla didascalia.

La didascalia posta sotto o accanto a un quadro o a una fotografia dovrebbe, secondo il senso comune, dire che cosa c’è dentro il quadro o la fotografia (e, accessoriamente, chi ne è – se noto – l’autore). Per esempio:

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Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 23 / Passeggiate, moti di piazza, battaglie, uccellini

di Giulio Mozzi

Conoscete la poesia di Aldo Palazzeschi che s’intitola La passeggiata? O non la conoscete? No, no, non c’entra nulla con la celebre canzoncina La passeggiata incisa nel 1966 da I Minorenni, “il più giovane complesso d’Italia” (il veterano aveva 12 anni). E’ proprio tutta un’altra cosa.

Per introdurre, ecco un’immagine urbana di quei tempi. Palazzeschi – se non sbaglio – abitava a Firenze, ma era a Milano che pulsava il cuore meccanico del Futurismo:

E dunque leggete La passeggiata. Se possibile, a voce alta.

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Je t'aime moi non plus Jane Birkin Serge Gainsbourg

Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 22 / Je t’écoute moi non plus

di Giulio Mozzi

Per essere belli erano belli, anzi bellissimi, Jane Birkin e Serge Gainsbourg. Ma per il momento non parliamo di loro. Parliamo – è ovvio – della musica concreta.

Musica concreta. Denominazione coniata nel 1948 dal compositore e teorico francese P. Schaeffer per designare una nuova corrente musicale (di cui è stato ideatore e primo realizzatore) basata sulla registrazione su nastro magnetico di suoni e rumori ambientali da usarsi come materiale creativo. Questo materiale viene poi modificato e rielaborato dal compositore attraverso processi di montaggio e mixaggio analoghi a quelli cinematografici (taglio e riassemblaggio del nastro, scorrimento a velocità variabile, ripetizione e inversione di frammenti). La m. c. nasce in contrasto con quella che Schaeffer chiama “musica astratta”, ovvero quella tradizionale, che vincola il compositore alla scrittura musicale su partitura e all’esecuzione dell’interprete (Treccani).

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Musicanti di Brema

Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 21 / Uccelli, gatti, e altri musicisti

di Giulio Mozzi

(In cima all’articolo vedete il monumento ai “musicanti di Brema”, protagonisti di una celebre favola dei fratelli Grimm. Il monumento, ovviamente, si trova a Brema. L’autore è Gerhard Marcks).

L’avrete fatto tante volte anche voi, presumo, il giochino di piazzare un registratore – o, oggi, un telefono – da qualche parte, andarvene, e poi ascoltare che cos’è successo. Io l’ho fatto qualche giorno fa:

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Fotografia di Gualtiero Bertoldi

Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 20 / Trova l’errore

di Giulio Mozzi

La fotografia qui sopra è di Gualtiero Bertoldi (Padova, via Morgagni). Guardatela bene, e domandatevi: cosa c’è che non va?

(Prendetevi due minuti; io intanto metto su il caffè).

Ci siete arrivati? No? Allora ve ne propongo un’altra, sempre di Gualtiero Bertoldi. Guardatela ben bene:

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