Lexington, Texas

Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 19 / Mappe in profondità

di Giulio Mozzi

Focalizziamo. Un vecchio proverbio statunitense dice, più o meno: se qualcosa accade nel Kansas, può accadere ovunque (o forse dice l’inverso: se qualcosa accade da qualche parte, può accadere anche in Kansas). Il Kansas è più o meno al centro fisico degli Stati Uniti d’America (trascurando Alaska e Hawaii):

Il centro degli Usa: il Kansas

Il centro degli Usa: il Kansas

Non esattamente al centro del Kansas, ma proprio per questo forse più vicina al centro degli Stati Uniti, c’è la Chase County:

Chase Conuty, Texas

Chase Conuty, Texas

Poco meno di 2.700 abitanti, densità di una persona e mezza (scarsa) per chilometro quadrato, fondata l’11 febbraio del 1859 dal signor Salmon Portland Chase, la Chase County è quello che si potrebbe ben definire un posto da nulla. Un luogo trascurabile. Ai bordi, ma già immersovi, dell’immensa prateria che ricopre quasi completamente la Grande Pianura.

La Grande Pianura

La Grande Pianura

Se volete farvi un’idea della Chase County, potete dare un’occhiata a Wikipedia o al sito della locale Camera di commercio. Se volete farvi un’idea della prateria, guardate questo:

Prateria

Prateria

Ma potreste, e fareste meglio, anche guardare questo:

Mare aperto

Mare aperto

La prateria, infatti, dove l’erba può essere alta due metri e passa, dove il vento soffia producendo onde, dove l’antropizzazione è spesso nulla, eccetera, può fare lo stesso effetto del mare aperto. Il moto ondoso dell’erba può provocare nausee. Il disorientamento può dare il panico.

E’, insomma, un posto indescrivibile. Facciamo dunque un passo indietro.

Nel 1980 o giù di lì il signor William Least Heat-Moon, professore d’inglese in non so quale università statunitense, per motivi che non ci interessano (rottura con la moglie, disperazione, malinconia, voglia d’avventura: fatti suoi, un po’ tutti questi) decide di fare un giro. Adatta un furgone per poterci vivere dentro (un camper supereconomico, diciamo) e parte. Farà il giro degli Usa, viaggiando solo sulle strade segnate in blu sulle cartine (cioè escludendo le grandi autostrade ec.), e fermandosi in ogni dove.

Il viaggio di William Least Heat-Moon

Il viaggio di William Least Heat-Moon

Su quel viaggio scriverà un libro, che intitolerà Blue Highways: a Journey into America. Faticherà a trovare un editore (come quasi tutti), ma il libro comunque uscirà nel 1982. Pian pianino troverà i suoi lettori, fino a diventare un best-seller internazionale. In Italia arriverà nel 1988 (presso Einaudi), con il titolo Strade blu. Ma a noi questo libro (che è molto bello, sia chiaro) non interessa. Interessa il successivo.

Dopo aver, per così dire, circumnavigato gli Stati Uniti d’America, William Least Heat-Moon decide di esplorarne il centro. Me lo immagino mentre prende una carta geografica degli Usa, la piega in quattro, e va a vedere qual è il punto in cui le due pieghe s’incrociano. “Hm. Chase County. Dev’essere un bel posto”. Prende, e ci va.

Ci va, il nostro uomo, non una ma più volte. Ci torna, la percorre e la ripercorre. E alla fine (poiché, come diceva Stéphane Mallarmé, “Au fond, voyez-vous, le monde est fait pour aboutir à un beau livre” – “In fondo, vede, il mondo è fatto per risolversi in un bel libro”, e mi si perdoni l’audace traduzione di “aboutir“) scrive un libro. Il titolo, intraducibile nel suo gioco di parole, Prairyerth: (A Deep Map), viene tradotto in italiano semplicemente come: Prateria. Una mappa in profondità (sempre Einaudi). Notate: una mappa, non un viaggio.

La copertina italiana è un colpo di genio:

Prateria

E’ un colpo di genio perché, rispetto a quella dell’edizione originale,

riesce a restituire nell’immagine stessa quello che nell’originale è un segno: la mappatura.

Il quadrante di W.H.E.M.

Il quadrante di W.H.E.M.

Mi pare che sia tutto chiaro. Il “quadrante” (così lo chiama Wiliam Least Heat-Moon) divide il territorio della Chase County in dodici riquadri. Prateria è diviso in dodici “libri”, ciascuno dedicato a un riquadro del quadrante, più (con la separazione di una pagina completamente nera) una sorta di appendice. Ciascun libro (e qui un po’ vado a memoria e un po’ invento, perché Prateria è uno di quei libri che presto in continuazione, e ora sono senza – pur possedendone due copie) è diviso in, se non ricordo male, sei capitoli.

Il primo capitolo è sempre una raccolta di citazioni in qualche modo (talvolta fantasioso) riferite alla Chase County e/o a un suo particolare riquardo o aspetto.

Il secondo capitolo è un racconto di attraversamento di quel riquadro del quadrante: un racconto di viaggio e di esplorazione, diciamo.

Il terzo capitolo è una chiacchierata, lunga, con una persona conosciuta in quel quadrante.

Il quarto capitolo racconta qualcosa di storico avvenuto in quel quadrante, o connesso a quel quadrante.

Il quinto capitolo è di tipo botanico o zoologico o geologico: uno sguardo scientifico sul quadrante.

Il sesto capitolo, in tutti i libri, si svolge non nel quadrante ma in città, e comporta una visita alla biblioteca civica con descrizione (e spesso ampia citazione) di documenti.

La struttura potrebbe non essere esattamente questa, ma non importa: l’importante (dal punto di vista didattico, diciamo), in questo caso come in tanti altri, è l’idea.

L’ultimo capitolo (confesso: il meno interessante, forse l’unico che mi ha interessato poco) è il racconto di un attraversamento della Chase County insieme con un amico che non la conosce per nulla.

Il libro, insomma, funziona come una specie di camera ottica.

Camera ottica, o Camera oscura

Camera ottica, o Camera oscura

Per finire. Il libro Prateria è assai bello, e vale la pena di leggerlo solo per questo. Certo: non è un romanzo, ma tanto il romanzo – lo sentiamo dire da più di cent’anni, e quindi sarà vero – è un genere letterario ormai morto e sepolto. Se poi vi interessa il paesaggio, Prateria è un libro istruttivo, molto istruttivo. Illustra ottimamente un procedere per divisioni: divisioni territoriali (il quadrante), divisioni d’approccio (i capitolo di ciascun libro), divsione di competenze messe in atto (capitoli storici, scientifici, ec.) e così via.

Se volete fare un esperimento, provate a descrivere l’appartamento nel quale abitate. Ingegnatevi a escogitare qualche metodo per dividere il paesaggio domestico. Le stanze, ovviamente. L’approccio: il tempo per esempio (notte, risveglio, mattina, centro della giornata, pomeriggio, sera, prima notte); la zoologia (abitanti, umani e no) e la botanica (piante, muffe). La storia (precedenti proprietari e/o abitanti; storia dell’arredamento ec.). La geologia (strati di pittura sotto quella attuale, sulle pareti). Impiantistica. Percorsi dei residenti. Zone appartenti specificamente a questo o a quel residente.

E così via. Buon lavoro.

* * *

5 pensieri su “Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 19 / Mappe in profondità

  1. Ma.Ma.

    Ecco, questo è un gran bell’esercizio! Nel senso che fornisce proprio degli strumenti precisi da applicare. Molto interessante e sono davvero tentata di metterlo a frutto in un qualche prossimo racconto. Grazie.

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  2. Cinzia De Coro

    Bellissima idea, molto interessanti autore e testo consigliati. Non conoscevo affatto l’autore americano (anche se ‘strade blu’ è il titolo di una collana Einaudi, e quindi suona come già sentito, ma non individuato), devono essere davvero libri interessanti. Grazie.

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  3. Ma.Ma.

    (Io mi sbaglierò Cinzia, mi permetto, semmai chiedo scusa, ma Einaudi ha pubblicato il libro, mentre la collana dovrebbe essere di Mondadori)

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