Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 23 / Passeggiate, moti di piazza, battaglie, uccellini

di Giulio Mozzi

Conoscete la poesia di Aldo Palazzeschi che s’intitola La passeggiata? O non la conoscete? No, no, non c’entra nulla con la celebre canzoncina La passeggiata incisa nel 1966 da I Minorenni, “il più giovane complesso d’Italia” (il veterano aveva 12 anni). E’ proprio tutta un’altra cosa.

Per introdurre, ecco un’immagine urbana di quei tempi. Palazzeschi – se non sbaglio – abitava a Firenze, ma era a Milano che pulsava il cuore meccanico del Futurismo:

E dunque leggete La passeggiata. Se possibile, a voce alta.

– Andiamo?
– Andiamo pure.

All’arte del ricamo,
fabbrica passamanerie,
ordinazioni, forniture.
Sorelle Purtarè.
Alla città di Parigi.
Modes, nouveauté.
Benedetto Paradiso
successore di Michele Salvato,
gabinetto fondato nell’anno 1843.
avviso importante alle signore!
La beltà del viso,
seno d’avorio,
pelle di velluto.
Grandi tumulti a Montecitorio.
Il presidente pronunciò fiere parole.
tumulto a sinistra, tumulto a destra.
Il gran Sultano di Turchia ti aspetta.
La pasticca di Re Sole.
Si getta dalla finestra per amore.
Insuperabile sapone alla violetta.
Orologeria di precisione.
93
Lotteria del milione.
Antica trattoria “La pace”,
con giardino,
fiaschetteria,
mescita di vino.
Loffredo e Rondinella
primaria casa di stoffe,
panni, lane e flanella.
Oggetti d’arte,
quadri, antichità,
26
26 A.
Corso Napoleone Bonaparte.
Cartoleria del progresso.
Si cercano abili lavoranti sarte.
Anemia!
Fallimento!
Grande liquidazione!
Ribassi del 90%
Libero ingresso.
Hotel Risorgimento
e d’Ungheria.
Lastrucci e Garfagnoni,
impianti moderni di riscaldamento:
caloriferi, termosifoni.
Via Fratelli Bandiera
già via del Crocefisso.
Saldo
fine stagione,
prezzo fisso.
Occasione, occasione!
Diodato Postiglione
scatole per tutti gli usi di cartone.
Inaudita crudeltà!
Cioccolato Talmone.
Il più ricercato biscotto.
Duretto e Tenerini
via della Carità.
2. 17. 40. 25. 88.
Cinematografo Splendor,
il ventre di Berlino,
viaggio nel Giappone,
l’onomastico di Stefanino.
Attrazione! Attrazione!
Cerotto Manganello,
infallibile contro i reumatismi,
l’ultima scoperta della scienza!
L’Addolorata al Fiumicello,
associazione di beneficenza.
Luigi Cacace
deposito di lampadine.
Legna, carbone, brace,
segatura,
grandi e piccole fascine,
fascinotte,
forme, pine.
Professor Nicola Frescura:
state all’erta giovinotti!
Camicie su misura.
Fratelli Buffi,
lubrificanti per macchine e stantuffi.
Il mondo in miniatura.
Lavanderia,
Fumista,
Tipografia,
Parrucchiere,
Fioraio,
Libreria,
Modista.
Elettricità e cancelleria.
L’amor patrio
antico caffè.
Affittasi quartiere,
rivolgersi al portiere
dalle 2 alle 3.
Adamo Sensi
studio d’avvocato,
dottoressa in medicina
primo piano,
Antico forno,
Rosticcere e friggitore.
Utensili per cucina,
Ferrarecce.
Mesticatore.
Teatro Comunale
Manon di Massenet,
gran serata in onore
di Michelina Proches.
Politeama Manzoni,
il teatro dei cani,
ultima matinée.
Si fanno riparazioni in caloches.
Cordonnier.
Deposito di legnami.
Teatro Goldoni
i figli di nessuno,
serata popolare.
Tutti dai fratelli Bocconi!
Non ve la lasciate scappare!
29
31
Bar la stella polare.
Assunta Chiodaroli
levatrice,
Parisina Sudori
rammendatrice.
L’arte di non far figlioli.
Gabriele Pagnotta
strumenti musicali.
Narciso Gonfalone
tessuti di seta e di cotone.
Ulderigo Bizzarro
fabbricante di confetti per nozze.
Giacinto Pupi,
tinozze e semicupi.
Pasquale Bottega fu Pietro,
calzature…

– Torniamo indietro?
– Torniamo pure.

Piaciuta? Non piaciuta? Suvvia: non sarà grande poesia, ma almeno è divertente. E, soprattutto, ci restituisce con precisione collagistica un paesaggio. Palazzeschi se li sarà inventati, tutti quei nomi di botteghe e tutti quegli strilli sui manifesti: fattostà che ci restituisce l’idea di che cosa fosse, all’altezza del 1910 o giù di lì, una passeggiata in città.

Nessuno potrà togliermi dalla testa, peraltro, che La passeggiata sia, in sostanza, una risposta – una risposta, più che una parodia – alla celebratissima Pioggia nel pineto di D’Annunzio:

Taci. Su le soglie
del bosco non odo
parole che dici
umane; ma odo
parole più nuove
che parlano gocciole e foglie
lontane.
Ascolta. Piove
dalle nuvole sparse.
Piove su le tamerici
salmastre ed arse,
piove su i pini
scagliosi ed irti,
piove su i mirti
divini,
su le ginestre fulgenti
di fiori accolti,
su i ginepri folti
di coccole aulenti,
piove su i nostri vólti
silvani,
piove su le nostre mani
ignude,
su i nostri vestimenti
leggieri,
su i freschi pensieri
che l’anima schiude
novella,
su la favola bella
che ieri
t’illuse, che oggi m’illude,
o Ermione.

Eccetera. Che è a sua volta – dico La pioggia nel pineto – una poesia di paesaggio: nella quale compaiono ginestre, mirti, ginepri, pini laddove in Palazzeschi compaiono botteghe, caffè, numeri civici, giornali e manifesti. Certo: il trattamento di Palazzeschi è più impersonale, direi quasi meccanico; ma la città, è, appunto, una grande macchina…

Molto più ambiziosamente tanto di D’Annunzio quanto di Palazzeschi, il padre-padrone del Futurismo Filippo Tommaso Marinetti tentò, per così dire, di trasformare tutta la letteratura in un paesaggio sonoro. La rete conserva preziosissimi (e un po’ ridicoli, a parer mio) reperti:

Non tanto diversamente da Palazzeschi e da Marinetti, in fondo, agì, nel 1930, lo scrittore statunitense John Dos Passos (importantissimo, ma davvero trascurato dagli editori e dai lettori italiani), che nel romanzo 42mo parallelo inserì dei capitoli intitolati Newsreel (reso in italiano come Cinegiornale), nei quali lavorava incollando frammenti e titoli da giornali d’epoca. Un esempio dal manoscritto:

Ingrandisci

Mentre in altri capitoli, intitolati Camera eye (Occhio fotografico) restituì i paesaggi, solitamente urbani, attraverso delle semplici “verbalizzazioni” di quanto scorre davanti ai sensi (gli occhi, ma in realtà non solo) dei personaggi. Gli intenti artistici sono molto diversi (Dos Passos cercava una nuova forma di “realismo”, Palazzeschi faceva un discorso sulla “sacralità della poesia”), ma le tecniche impiegate si mischiano e si somigliano.

Per finire, e saltando un altro bel po’ d’anni, vi presento un altro collage: questa volta però ufficialmente “musicale”, e non semplicemente scritto o sonoro. E’ un lavoro del compositore Luigi Nono (1924-1990), dal titolo Non consumiamo Marx. Il pezzo è, ovviamente, del 1969.

L’inaugurazione della Biennale d’arte di Venezia, nel 1968, fu occasione di vivaci proteste. Vari gruppi di studenti inscenarono manifestazioni sia in Piazza San Marco sia ai Giardini della Biennale. Li raggiunsero alcuni intellettuali e artisti allora giovani ma già riconosciuti: tra questi il filosofo Massimo Cacciari, il pittore Emilio Vedova, l’architetto Carlo Scarpa e appunto il musicista Luigi Nono. Non consumiamo Marx è sostanzialmente un collage di voci registrate sul posto, frasi scritte sui muri di Parigi, poesie di Cesare Pavese, rumori, e chissà cos’altro. Soprano Liliana Poli, voce recitante Edmonda Aldini.

D’accordo: per consolarvi, e mandarvi via tranquilli, ecco un onomatopeiticissimo Giovanni Pascoli. L’uccellino del freddo, da I canti di Castelvecchio. In fondo, vogliate o non vogliate ammetterlo, è sempre la stessa cosa.

Viene il freddo. Giri per dirlo
tu, sgricciolo, intorno le siepi;
e sentire fai nel tuo zirlo
lo strido di gelo che crepi.
Il tuo trillo sembra la brina
che sgrigiola, il vetro che incrina…
trr trr trr terit tirit…

Viene il verno. Nella tua voce
c’è il verno tutt’arido e tecco.
Tu somigli un guscio di noce,
che ruzzola con rumor secco.
T’ha insegnato il breve tuo trillo
con l’elitre tremule il grillo…
trr trr trr terit tirit…

Nel tuo verso suona scrio scrio,
con piccoli crepiti e stiocchi,
il segreto scricchiolettio
di quella catasta di ciocchi.
Uno scricchiolettio ti parve
d’udirvi cercando le larve…
trr trr trr terit tirit…

Tutto, intorno, screpola rotto.
Tu frulli ad un tetto, ad un vetro.
Così rompere odi lì sotto,
così screpolare lì dietro.
Oh! lì dentro vedi una vecchia
che fiacca la stipa e la grecchia…
trr trr trr terit tirit…

Vedi il lume, vedi la vampa.
Tu frulli dal vetro alla fratta.
Ecco un tizzo soffia, una stiampa
già croscia, una scorza già scatta.
Ecco nella grigia casetta
l’allegra fiammata scoppietta…
trr trr trr terit tirit…

Fuori, in terra, frusciano foglie
cadute. Nell’Alpe lontana
ce n’è un mucchio grande che accoglie
la verde tua palla di lana.
Nido verde tra foglie morte,
che fanno, ad un soffio più forte…
trr trr trr terit tirit…

* * *

6 pensieri su “Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 23 / Passeggiate, moti di piazza, battaglie, uccellini

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