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Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 17 / In quale universo siamo?

Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 17 / In quale universo siamo?

di Giulio Mozzi

Il cuore del cuore della città nella quale abito, Padova, è costituito dalle “piazze” (per antonomasia). Sono tre: piazza delle Erbe, dei Frutti, dei Signori. Circondano il palazzo della Ragione, comunemento detto Salone (perché l’interno è un’unica, enorme sala), iniziato a costruire nel 1218, già sede del Comune. In piazza dei Signori c’è la torre dell’orologio: la vedete qui sopra (fotografia di Danilo Rizzetto).

L’orologio (il meccanismo, intendo) fu progettato e costruito nel 1344 da Jacopo Dondi, d’allora in poi autorizzato a fregiarsi del nome di Jacopo Dondi dell’Orologio; andò distrutto in un incendio nel 1390, e fu prestamente ricostruito. Non so quanto il meccanismo attuale somigli a quello originario: ma, in fondo, non mi interessa.

Mi interessa il fatto che quell’orologio, così come possiamo vederlo oggi, mostra un tempo piuttosto diverso da quello percepisco io. Il giorno diviso in ventiquattr’ore anziché in dodici; le fasi lunari; i segni zodiacali; e poi: la verticale sulle 18, l’incastro di triangolo quadrato esagono al centro, che non so ben comprendere. Effettivamente, il tempo una volta era diverso. Ma era diverso tutto l’universo.

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Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 10 / lineare, non-lineare

Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 10 / lineare, non-lineare

di Giulio Mozzi

Nel quarantesimo (e ultimo) capitolo del sesto libro di Vita e opinioni di Tristram Shandy, gentiluomo, romanzo anti-romanzesco (se non addirittura a-romanzesco) di Laurence Sterne, il personaggio narrante (che è Tristram Shandy stesso) si ferma (cosa che fa spessissimo) a fare qualche considerazione. Shandy, che come narratore è un divagatore nato, ovvero non viene mai al punto (teoricamente il Vita e opinioni dovrebbe essere un’autobiografia: effettivamente a pagina uno Shandy narra, sia pure ellitticamente, il proprio concepimento; ma bisogna arrivare fino a metà romanzo circa perché egli accenni alla propria nascita; e dalla nascita poi in praticamente non ci fa sapere più nulla di sé), si compiace molto del proprio talento divagatorio, al punto da rappresentare la “forma”, o il “percorso”, decidete voi, compiuto nei primi quattro volumi e poi – dichiarandosi molto soddisfatto – nel quinto. Qui in alto vedete una fotografia della pagina in questione, dalla prima edizione dell’opera.

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