Archivio dell'autore: fiammetta palpati

Testo con paesaggio / Settimo esempio: il taccuino di viaggio

di Fiammetta Palpati

[Un paesaggio – o un’idea di paesaggio – accomuna un annuncio immobiliare a una poesia di Marianne Moore. Nel mezzo una scelta semiseria, in alcuni casi provocatoria, di testi molto vari per scopo, struttura e funzione: un manuale di giardinaggio e una delibera comunale, un racconto e una guida turistica, una canzone pop e un saggio filosofico, un libro di storia e un taccuino di viaggio.
Quello che vi propongo in questa rubrica è un tentativo giocoso di stressare un soggetto che nonostante la sua giovane età, o in virtù di essa, dimostra un certo appeal sia per la produzione artistica che per la riflessione teorica. Dieci esempi disparati ma accomunati dal fatto di raccontare direttamente o indirettamente, incidentalmente o con intenzione, uno dei luoghi comuni più affascinanti. Proseguiamo, dunque, ed entriamo ufficialmente nella letteratura, con un taccuino di viaggio. fp].

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«Quando io cammino, cammina un bisonte. Quando mi fermo, si riposa una montagna. (…) fuori dal freddo le prime mucche; mi commuove. Intorno al letame, che fuma, una gettata di cemento e due bambine che vanno sugli schettini. Un gatto nero nero. Due italiani che spingono insieme una ruota.
Questo odore acuto dei campi! Corvi che volano verso oriente e dietro di loro il sole ormai basso. Campi grevi e umidi, boschi, diversa gente a piedi. A un cane lupo si vede il fiato davanti la bocca. Per Alling cinque chilometri. Per la prima volta paura delle automobili. Su quel campo hanno bruciato giornali illustrati. Suoni, come di campane dai campanili. Nebbia che scende, una foschia. Mi blocco tra i campi. Giovani contadini in moto passano con strepito e si allontanano. (…) Un guanto intriso di pioggia nel campo, e nei solchi dei trattori è rimasta l’acqua fredda. Gli adolescenti sulla moto vanno all’unisono alla morte. Mi vengono in mente le rape non raccolte, ma per dio, giuro, qui intorno non ci sono rape non raccolte. (…) C’è un bosco nero e fermo. (…) Placide figure con cani lungo il bosco. (…) Il prugnolo mi balza davanti, intendo come parola: la parola prugnolo. E invece c’è un cerchione di bicicletta, ma senza gomma, e tutto dipinto a cuori rossi. (…) Mi passa accanto un albergo, albergo al bosco, grande come una caserma. E c’è un cane, un mostro, un vitello. (…) Un campo di mais, non raccolto, d’inverno, cinereo che crepita, eppure non c’è vento. C’è un campo e si chiama morte. (…) Arriva una bicicletta e a ogni giro completo il pedale urta contro il carter. I guard rail mi accompagnano e sopra di me corre l’elettricità. Questa collina però non è proprio invitante. Quasi sotto di me c’è un paese nella propria luce. (…) Fuori Alling un pantano, suppongo capanne di torba. In una siepe snido dei merli, una schiera spaventata, che vola via nell’oscurità. La curiosità mi conduce al posto giusto, una villa da fine settimana, giardino chiuso, ponticello sul laghetto; casa sigillata. Io seguo la via diretta … prima si fa saltare una persiana, poi s’infrange un vetro, ed eccoti dentro. (…) sul tavolo una tovaglia con un motivo moderno dei primi anni cinquanta. Sulla tovaglia delle parole incrociate, fatte per un decimo al massimo, con fatica, e gli scarabocchi sui margini rivelano che si era alla fine delle risorse. Si è risolto copricapo: cappello. Spumante: champagne. Parlare a distanza: telefono. Io risolvo il resto e lascio tutto sul tavolo come ricordo. (…) Dopo ancora per un poco mi occupa la mente una donna che andava per la strada del paese, nel buio notturno, con una brocca di latte in mano.»
W. Herzog, Sentieri nel ghiaccio, Guanda, Parma, 1980, pp. 11-16. (Wien, 1978)

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Testo con paesaggio / Sesto esempio: la storia

di Fiammetta Palpati

[Un paesaggio – o un’idea di paesaggio – accomuna un annuncio immobiliare a una poesia di Marianne Moore. Nel mezzo una scelta semiseria, in alcuni casi provocatoria, di testi molto vari per scopo, struttura e funzione: un manuale di giardinaggio e una delibera comunale, un racconto e una guida turistica, una canzone pop e un saggio filosofico, un libro di storia e un taccuino di viaggio.
Quello che vi propongo in questa rubrica è un tentativo giocoso di stressare un soggetto che nonostante la sua giovane età, o in virtù di essa, dimostra un certo appeal sia per la produzione artistica che per la riflessione teorica. Dieci esempi disparati ma accomunati dal fatto di raccontare direttamente o indirettamente, incidentalmente o con intenzione, uno dei luoghi comuni più affascinanti. Proseguiamo, dunque, con un altro esempio di saggistica – storica, questa volta; una bella monografia dedicata al paesaggio agrario italiano. fp].

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«Abbiamo già rilevato … come in una data società, l’interesse ed il gusto per il paesaggio pittorico sorgano e decadano, più spesso, in stretta associazione con l’interesse ed il gusto che quella società stessa manifesta per le forme, più o meno definite, che essa imprime nel paesaggio naturale, nel corso ed ai fini delle sue attività agricole. (…) Nell’Italia barbarica – ma particolarmente nell’Italia bizantina, ove un più esperto formalismo sociale e culturale gli dà tutto il suo rilievo – questo nesso fra paesaggio reale e paesaggio pittorico si manifesta con particolare evidenza. Per quanto riguarda i contenuti, intanto: alla degradazione del paesaggio agrario, ed al netto prevalere delle attività agricole dell’allevamento su quelle agricole, risponde appieno l’importanza quasi esclusiva che il paesaggio pastorale assume nell’arte bizantina. Ma più notevole ancora, è il modo in cui questo nesso si manifesta quanto alle forme del paesaggio pittorico. Così come, nel paesaggio reale, si vien cancellando il regolare reticolo delle vie vicinali e dei confini, si vien disgregando l’unità di forma di un paesaggio agrario organizzato e ben delimitato; così nel paesaggio pittorico, l’unità della composizione si disgrega, non trova più in se stessa il suo limite, si dissolve e si dispiega nella ripetizione dei suoi elementi costitutivi: che, da motivi paesaggistici, si tramutano – perduto ogni diretto riferimento reale – addirittura in motivi decorativi e ornamentali. Nello splendido mosaico dell’abside di S. Apollinare in Classe, a Ravenna … un artista del VI sec. ci mostra come questi processi di disgregazione del paesaggio agrario e del paesaggio pittorico si accompagnino nella società bizantina, con un rigore ed una perfezione formale. Che si ritrova nella stilizzazione di queste immagini di rocce, di piante e d’animali, come nelle figure dei logici e dei retori, come nelle formule giuridiche e negli ordinamenti sociali di questa età (…) che son quelli di una società urbana ed agricola degradata a società pastorale, disgregata e al tempo stesso cristallizzata in ordinamenti che ne mortificano ogni slancio.»
E. Sereni, Storia del paesaggio agrario italiano, Laterza, Bari, 2017, pp. 75-77 (1^ ed. 1961).

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Testo con paesaggio / Quinto esempio: l’intervento accademico

di Fiammetta Palpati

[Un paesaggio – o un’idea di paesaggio – accomuna un annuncio immobiliare a una poesia di Marianne Moore. Nel mezzo una scelta semiseria, in alcuni casi provocatoria, di testi molto vari per scopo, struttura e funzione: un manuale di giardinaggio e una delibera comunale, un racconto e una guida turistica, una canzone pop e un saggio filosofico, un libro di storia e un taccuino di viaggio.
Quello che vi propongo in questa rubrica è un tentativo giocoso di stressare un soggetto che nonostante la sua giovane età, o in virtù di essa, dimostra un certo appeal sia per la produzione artistica che per la riflessione teorica. Dieci esempi disparati ma accomunati dal fatto di raccontare direttamente o indirettamente, incidentalmente o con intenzione, uno dei luoghi comuni più affascinanti. Proseguiamo, dunque, con un intervento accademico, un testo di filosofia. fp].

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«La persistenza del paradigma estetico visibilistico è stata riscontrabile per lungo tempo nelle disposizioni legislative in materia di protezione del paesaggio, e la si può riconoscere, coerentemente, nelle teorie che identificano il paesaggio con l’identità estetica di un territorio. Esso, rispecchiando appieno l’ambiguità soggettivistica, è impotente (o comunque molto debole) di fronte all’obiezione di difendere una concezione passatista di bellezza (connessa a stili di abitare e di uso del territorio fatalmente obsoleti) a discapito delle logiche effettive di uso dei territori. In positivo, esso non può che condurre alla fissazione dell’immagine estetica dei luoghi, con effetti che vanno dalla imbalsamazione museale a scopo di tutela, all’utilizzazione del valore di icona di un paesaggio a fini commerciali, produttivi e turistici, fino alla rappresentazione di identità e tradizionalità inesistenti (dal fienile walser restaurato filologicamente per essere usato come casa di vacanza di prestigio, fino all’estremo, rivelatore, delle ricostruzioni dei mondi passati nelle Disneyworld o a Las Vegas e persino negli ecomusei come Ballenberg). È come se si conservasse la facciata di un edificio il cui interno è stato sventrato o distrutto.

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Testo con paesaggio / Quarto esempio: l’atto amministrativo

di Fiammetta Palpati

[Un paesaggio – o un’idea di paesaggio – accomuna un annuncio immobiliare a una poesia di Marianne Moore. Nel mezzo una scelta semiseria, in alcuni casi provocatoria, di testi molto vari per scopo, struttura e funzione: un manuale di giardinaggio e una delibera comunale, un racconto e una guida turistica, una canzone pop e un saggio filosofico, un libro di storia e un taccuino di viaggio.
Quello che vi propongo in questa rubrica è un tentativo giocoso di stressare un soggetto che nonostante la sua giovane età, o in virtù di essa, dimostra un certo appeal sia per la produzione artistica che per la riflessione teorica. Dieci esempi disparati ma accomunati dal fatto di raccontare direttamente o indirettamente, incidentalmente o con intenzione, uno dei luoghi comuni più affascinanti. Proseguiamo, dunque, con un atto amministrativo. fp].

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«Il PA (piano attuativo, NdA) prevede in particolare la realizzazione di un edificio a destinazione commerciale Punto Vendita Eurospin ubicato tra la strada Regionale 205 Amerina (…) Attualmente sul terreno, insiste un edificio industriale dismesso, ex officine meccaniche Cerasi e come dichiarato nel Rapporto Preliminare Ambientale con il PA il proponente intende restituire dignità e decoro alla zona, demolendo l’edificio fatiscente per realizzarne uno nuovo di uso commerciale e architettonicamente in armonia con i complessi residenziali e commerciali posti nelle immediate vicinanze. Aspetti territoriali e relativi ai paesaggi archeologici. L’intervento si configura come il recupero di un area produttiva dismessa, la cui attività sembrerebbe attualmente disorganica rispetto alle destinazioni d’uso presenti nell’ambito urbano interessato; al contrario l’insediamento di un attività commerciale appare in consonanza con gli usi dell’ambito stesso. Per quanto sopra e considerando anche la conformità de PA con il vigente PRG, si ritiene che le previsioni dello strumento urbanistico in argomento non producano effetti negativi significativi nel contesto strategico-ambientale, relativamente agli aspetti territoriali e dei paesaggi archeologici. Aspetti paesaggistici. Pur apprezzando l’operazione di demolizione della realtà industriale attualmente esistente e in disuso, che costituisce oggi un forte detrattore paesaggistico per la zona, si evidenzia che nel Rapporto Preliminare Ambientale il progetto è solo sommariamente descritto (…) la documentazione fotografica allegata è stata effettuata da punti di vista individuati a ridosso dell’area di intervento e non permette la comprensione della visibilità dell’area di intervento dai punti panoramici presenti nel centro storico di Amelia (…) constatata l’alta qualità paesaggistica del contesto storico tutelato posto immediatamente a ridosso dell’area di intervento (…) si chiede che il Rapporto Preliminare Ambientale venga integrato con i seguenti elaborati…»
(Determinazione dirigenziale n. 8616 del 15/09/2016 della Giunta Regionale dell’Umbria. Corsivi miei.)

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Il mondo sta scomparendo / da “Raccontare il paesaggio”, 2018

di Adriana Ferrarini

[Nel corso del laboratorio “Raccontare il paesaggio”, edizione 2018, svoltosi ad Amelia, in Umbria, ma soprattutto nei mesi successivi sotto la guida di Fiammetta Palpati, le e i partecipanti hanno prodotto alcuni testi: non tanto testi descrittivi del paesaggio amerino, quanto – nei fatti – testi di riflessione sulla propria relazione col paesaggio, col guardare, col ricordare, col descrivere. Ne presentiamo qui una selezione, di cui questo è il secondo.
Adriana Ferrarini, che è autrice anche della fotografia in copertina, scrive una serie di brani in cui un io si sposta, si re-incontra, costruisce o ricostruisce le proprie mappe interiori fatte, tra l’altro, di luoghi, persone, letture; la propria vita come un paesaggio (a dimostrazione di quanto esso sia nello spazio, ma – e forse soprattutto – nel tempo).
Il programma di “Raccontare il paesaggio 2019”, che si svolgerà a Monghidoro, sugli appennini Bolognesi, dal 3 al 20 luglio, è qui. gm].

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Introduzione

I luoghi che interrogo e racconto sono quelli attraversati dalla mia storia, quelli che le hanno dato forma. L’obiettivo mette a fuoco un’istantanea in cui differenti fasi della vita mi appaiono come in una carta in rilievo. Depressioni, alture, canyon, vaste pianure. Aspirazioni, paure, amori. Sì, soprattutto pianure. L’Emilia e il Veneto, il Po e l’Adige. Le Dolomiti e l’Adriatico. La villetta con il giardino prigione, le gite al mare con la famiglia, gli anni di piombo, i luoghi delle letture selvagge. I figli. Molto molto altro.
Non so ancora che tipo di cartografia ne verrà fuori. In che direzione è orientata la mappa. So che ogni ricognizione nei territori della mia vita mi mette davanti a uno spaccato stratigrafico che connette il mio viaggio a quello di chi mi ha preceduto e lo mappa all’interno di una “Songline”, così mi piace chiamarla, cioè la linea tracciata, o il territorio disegnato, da chi “ha combattuto, viaggiato, compiuto cerimonie e infine entrato nella terra creando il mondo quale lo vedo” (David Turnbull, da Maps are territories. Science in an Atlas).
Invece di una catena montuosa, la catena del DNA si dispiega nei luoghi che ho attraversato, che sto attraversando.

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Testo con paesaggio / Terzo esempio: il manuale di giardinaggio

di Fiammetta Palpati

[Un paesaggio – o un’idea di paesaggio – accomuna un annuncio immobiliare a una poesia di Marianne Moore. Nel mezzo una scelta semiseria, in alcuni casi provocatoria, di testi molto vari per scopo, struttura e funzione: un manuale di giardinaggio e una delibera comunale, un racconto e una guida turistica, una canzone pop e un saggio filosofico, un libro di storia e un taccuino di viaggio.
Quello che vi propongo in questa rubrica è un tentativo giocoso di stressare un soggetto che nonostante la sua giovane età, o in virtù di essa, dimostra un certo appeal sia per la produzione artistica che per la riflessione teorica. Dieci esempi disparati ma accomunati dal fatto di raccontare direttamente o indirettamente, incidentalmente o con intenzione, uno dei luoghi comuni più affascinanti. Proseguiamo, dunque, con un manuale di giardinaggio. fp].

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All’inizio degli anni ottanta entrai in possesso dell’appezzamento di quindici acri nel sud-ovest del Surrey dove ho costruito la mia casa. Il terreno ha una forma pressoché triangolare, più ampia a sud e digradante a nord ovest. Nei nove acri più a nord vi era una fitta foresta di Pini comuni ora abbattuti, poi un’ampia fascia di bosco ceduo a Castagni e, lungo il sottile orlo esterno, un piccolo campo di terra povera e sabbiosa. Quel campo sabbioso è oggi un orto produttivo, mentre lo spazio centrale è occupato dalla casa e dal giardino circostante, con fiori e aiuole. La zona più elevata e selvaggia, disboscata dai Pini, è andata presto riempiendosi di giovani presenze nate spontaneamente: minuscole pianticelle di Pino, Betulla, Agrifoglio, Quercia, Sorbo degli uccellatori e Castagno comune. Queste piante sono cresciute tutte assieme, ma mi sono premurata di tenere ogni genere un po’ a parte, così da avere in futuro una macchia naturale per ciascuna essenza. Lo spazio più vicino al centro è stato bonificato per mettervi a dimora le Azaleee e per creare una piccola brughiera di Eriche. Ora, trascorsi quarant’anni, tutto è cresciuto assumendo le sembianze di una soddisfacente maturità. Sotto gli alberi erano stati piantati dei Narcisi, mentre altri spazi erano stati riempiti con Mughetti e, più di recente, con le mie Digitali candide. Il giardino naturale è quasi esclusivamente costituito da una regione ombrosa dimora di Felci rustiche, Trillium, Poligonati … Non desidero altre piante, in quanto penso che tra tutti i tipi di coltivazione per diletto, sia proprio il giardino naturale a necessitare la massima cautela e moderazione. (G. Jekill, Il testamento di un giardiniere, Roma, Franco Muzzio Editore, 2001, pp. 17-18; 1^ed inglese 1937)

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Un posto alloggio / da “Raccontare il paesaggio”, 2018

di Sara Fiorillo

[Nel corso del laboratorio “Raccontare il paesaggio”, edizione 2018, svoltosi ad Amelia, in Umbria, ma soprattutto nei mesi successivi sotto la guida di Fiammetta Palpati, le e i partecipanti hanno prodotto alcuni testi: non tanto testi descrittivi del paesaggio amerino, quanto – nei fatti – testi di riflessione sulla propria relazione col paesaggio, col guardare, col ricordare, col descrivere. Ne presentiamo qui una selezione, di cui questo è il primo. Sara Fiorillo – autrice anche della fotografia che vedete qui sopra – ha scelto di scrivere proprio un meta-testo, mettendo in scena sé stessa (“la ragazza”, “la fotografa”) nell’atto di fotografare. Non sembri una scelta bizzarra: come il comandamento “Ama il prossimo tuo come te stesso” richiede, ovviamente, che prima dell’amore per l’altro vi sia l’amore per sé stessi, così l’intenzione di osservare qualcosa che sta fuori di sé richiede l’osservazione di sé. Finché non conosciamo il funzionamento di noi stessi guardanti, l’atto di guardare resta confuso. Il programma di “Raccontare il paesaggio 2019”, che si svolgerà a Monghidoro, sugli appennini Bolognesi, dal 3 al 20 luglio, è qui. gm].

Introduzione

Uno: mi sono domandata se il processo del vedere potesse essere l’argomento di un racconto, e mi sono risposta di sì.
Due: mi sono chiesta se il processo del vedere per me fosse univoco, e mi sono risposta che è doppio.
Tre: mi sono interrogata rispetto a questa doppia natura, e mi sono risposta che consiste nell’intuizione del reale (vedere), da una parte, e nell’elaborazione dell’astrazione (pensare), dall’altra.
Quattro: mi sono preoccupata di come raccontarlo, questo doppio processo, e ho scelto una fotografa.
Cinque: perché una fotografa? perché una fotografa fa entrambe le cose: vede il reale quando si immerge nel mondo con la sua macchina fotografica, e pensa il reale quando prende le distanze dal mondo guardando le sue fotografie.
Sei: cosa vede la mia fotografa? intimi e minuziosi dettagli che consolano il dubbio perpetuo sul sapere completo.
Sette: cosa pensa la mia fotografa? che essendo la totalità di un paesaggio inarrivabile, è necessario diversificarla nei rapporti di fisicità e di prossimità tra le cose intorno a noi.

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Testo con paesaggio / Secondo esempio: la guida turistica

di Fiammetta Palpati

[Un paesaggio – o un’idea di paesaggio – accomuna un annuncio immobiliare a una poesia di Marianne Moore. Nel mezzo una scelta semiseria, in alcuni casi provocatoria, di testi molto vari per scopo, struttura e funzione: un manuale di giardinaggio e una delibera comunale, un racconto e una guida turistica, una canzone pop e un saggio filosofico, un libro di storia e un taccuino di viaggio.
Quello che vi propongo in questa rubrica è un tentativo giocoso di stressare un soggetto che nonostante la sua giovane età, o in virtù di essa, dimostra un certo appeal sia per la produzione artistica che per la riflessione teorica. Dieci esempi disparati ma accomunati dal fatto di raccontare direttamente o indirettamente, incidentalmente o con intenzione, uno dei luoghi comuni più affascinanti. Proseguiamo, dunque, con una guida turistica. Leggi tutta l’introduzione fp].

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«Dal ponte di Narni ad Amelia strada abbastanza buona, piacevole ed interess. nel resto buonissima, ben tracciata, di particol. inter. panoramico (…) fino ad Orvieto. Cicli e motocicli passano il traghetto di Baschi (…) senza inconvenienti. Occorrendo vi è un altro traghetto (barca di Corbara), il cui accesso per strada a fondo naturale è possibile soltanto a cicli e motocicli. Volendo servirsene, un centinaio di metri prima del Ponte sul Tévere presso Baschi, si prosegue verso N attraversando l’ansa formata dal Tévere stesso di fronte alla confluenza del Paglia. Un Km. al di là è un traghetto del Tévere, quando non è in piena forte. La carrozz. si raggiunge poi mezzo Km. più a N del traghetto andando fin di fronte al paese di Corbara per mulattiera di un po’ più di 2 Km., che passa al Convento Pantanelli.
In una verde valle ricca di querce si raggiunge il sommo della lunga erta … di qui si corre con ondulazioni lievi, mentre l’occhio spazia a sin, SO, verso l’ampia depressione (press’a poco parallela alla direz. generale della strada) del Tévere, al di là della quale in distanza si alza il lungo dorso del Cimino … poco dopo a sin. di questo compare il largo cono caratterist. del Soratte … si lascia sulla sin il paesetto di Fòrnole … e tosto si ha davanti Amelia col Duomo in vetta e la sua gran torre. Il paesaggio ameno ha il carattere di altipiano ben coltivato a grani, vigneti, ulivi misti a fichi con casette di agricoltori sparse in campi cinti spesso da siepi ben tosate. Si lascia a sinistra un dossetto che si fa notare perché è l’unico arido e incolto in mezzo a tanto verde, con una cappella; poi a destra un rettilineo di ½ Km. che conduce all’Aspreta, bella villa e fattoria. Ad un tratto qui si presenta vicina Amelia, sopra un colle che cade sulle poche acque del Fosso Grande, sbarrate a formare una piscina detta Lago Vecchio. In alto la facciata del Duomo; sotto di esso giardini e spalti, poi la grande fascia di case della cittadetta. Tra una quadruplice fila di platani si giunge alla porta romana.»
(Guida d’Italia del Touring Club Italiano, Italia centrale. Terzo volume, territorio a ovest della linea ferroviaria Firenze-Arezzo-Perugia-Foligno-Terni-Roma, Milano 1923, p. 553-4)

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Testo con paesaggio / Primo esempio: l’annuncio immobiliare

di Fiammetta Palpati

[Un paesaggio – o un’idea di paesaggio – accomuna un annuncio immobiliare a una poesia di Marianne Moore. Nel mezzo una scelta semiseria, in alcuni casi provocatoria, di testi molto vari per scopo, struttura e funzione: un manuale di giardinaggio e una delibera comunale, un racconto e una guida turistica, una canzone pop e un saggio filosofico, un libro di storia e un taccuino di viaggio.
Quello che vi propongo in questa rubrica è un tentativo giocoso di stressare un soggetto che nonostante la sua giovane età, o in virtù di essa, dimostra un certo appeal sia per la produzione artistica che per la riflessione teorica. Dieci esempi disparati ma accomunati dal fatto di raccontare direttamente o indirettamente, incidentalmente o con intenzione, uno dei luoghi comuni più affascinanti. Iniziamo, dunque, da un annuncio commerciale. Leggi tutta l’introduzione fp].

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Ad Amelia. Maestosa ed austera domina la valle che si apre ai suoi piedi, come una vecchia signora dei tempi passati. La memoria di questo importante casale, infatti, si perde nei secoli, al punto di conferire il nome al villaggio che sorge sull’altura alle sue spalle. La posizione è incantevole e l’esposizione è ottima: verso i tramonti che tingono il cielo di colori rosso sgargianti e imbruniscono pian piano l’azzurro intenso. Il panorama si apre dall’antica città di Amelia fino ai monti Cimini e, nel mezzo, campi verdi e vigneti ordinati alternati ad oliveti secolari. Intorno alla casa colori ed essenze tipiche della vegetazione umbra si fondono e si confondono in un sublime miscuglio e sopra a tutto un enorme leccio secolare cattura l’attenzione, raccontando i secoli che ha potuto vedere! Questa proprietà si sviluppa su un terreno di mq. 18.200 e comprende: un oliveto che conta 100 piante tutte in piena produzione, un frutteto ed un bellissimo giardino, curato ed attrezzato. I fabbricati sono costituiti dal casale padronale e da una dependance adibita a rimessaggio attrezzi, garage con un antico forno a legna per complessivi mq. 70 ca. La casa ha una superficie di circa di 330 mq ed è perfettamente ristrutturata con materiali tipici della tradizione umbra: pavimenti in cotto antico, travi in legno, soffitti con volticine ecc. Disposta su due livelli è composta da cucina con camino, ampio salone con camino, 4 camere, 3 bagni, lavanderia, veranda chiusa e comprende un ampio portico e un pergolato. Oltre ai fabbricati principali è opportuno ricordare un altro piccolo magazzino dalla forma molto caratteristica, una cisterna interrata in muratura e una zona pranzo esterna attrezzata con sedute in muratura e pavimentazione in cotto antico. Ad 1 ora da Roma a 20 minuti dalla stazione ferroviaria e dall’autostrada. CLASSE ENERGETICA: G (DL 192 19/08/05) IPE: 221.00 kwh/mq. TRATTATIVA RISERVATA

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Dieci esempi di testo con paesaggio

di Fiammetta Palpati

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Un paesaggio – o un’idea di paesaggio – accomuna un annuncio immobiliare a una poesia di Marianne Moore. Nel mezzo una scelta semiseria, in alcuni casi provocatoria, di testi molto vari per scopo, struttura e funzione: un manuale di giardinaggio e una delibera comunale, un racconto e una guida turistica, una canzone pop e un saggio filosofico, un libro di storia e un taccuino di viaggio.
Quello che vi propongo in questa rubrica è un tentativo giocoso di stressare un soggetto che nonostante, o in virtù della sua giovane età (il paesaggio in senso stretto è un’acquisizione recente: una scoperta moderna che muove dalle arti figurative e trova un pieno riconoscimento soltanto nell’Ottocento), dimostra un notevole appeal sia per la produzione artistica che per la riflessione teorica.

Uno dei sintomi di questo notevole grado di eclettismo e penetrabilità che getta sul paesaggio l’ombra di una moda è dato dalla ragguardevole mole – peraltro in accrescimento – degli studi che esso sollecita: una bibliografia che accoglie contributi piuttosto disparati – da quelli più propri e tradizionali della geografia e dell’ecologia, a quelli apparentemente più distanti come gli studi sul suono (passando – magari – per l’arte dei giardini, o il giardinaggio tout court).

Ma il paesaggio è anche, e forse soprattutto, un termine che ricorre nella lingua comune, usato per designare quella che nella quotidianità viene avvertita come esperienza estetica di natura. I social network – per dire – rigurgitano di vassoi di affettati, ma anche di immagini etichettate come paesaggi: si pubblica l’inquadratura del laghetto dalla quale si sono opportunamente tagliati fuori i bidoni della spazzatura dello chalet, o, più finemente, la linea del cielo definita dai caseggiati delle periferie urbane. Lo troviamo nella didascalia della cartolina da collezionare, sul manifesto del comizio per il Parco Urbano, sulla locandina della mostra dilettantistica di acquarelli, nella pubblicità della maratona eno-gastronomica e nella delibera con cui l’amministrazione municipale autorizza l’abbattimento di un edificio incongruo – a dimostrazione del fatto che si tratta di un universale avvertito soprattutto a livello locale. Per altri versi ci richiamiamo al paesaggio per descrivere uno stato d’animo, un’esperienza intima, personale; o persino una costellazione di testi o di opere capace di formare, appunto, un mindscape – l’efficace neologismo inglese non del tutto traducibile con il nostro “paesaggio mentale”.

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