Romanzo del paesaggio: Sublime contemporaneo, da febbraio 2022

Romanzo del paesaggio: Sublime contemporaneo, da febbraio 2022

Iscrizioni aperte

In sintesi

  • Tipo di laboratorio: un laboratorio monografico della Bottega di narrazione
  • Titolo 2022: Sublime contemporaneo
  • Modalità: in video-conferenza su piattaforma Zoom
  • Docente: Fiammetta Palpati
  • Durata: 30 ore (10 incontri di 3h ciascuno, nei fine di settimana), dal 26 febbraio al 29 maggio 2022
  • Costo: 360 euro + iva, in totale 439 euro.
  • Modalità di iscrizione: scrivere a bottegadinarrazione@gmail.com
  • Minimo 8 massimo 12 partecipanti
  • Non è prevista selezione all’ingresso.

Il Percorso del paesaggio della Bottega di narrazione, ideato e condotto da Fiammetta Palpati, prevede per l’annualità 2021-2022 tre iniziative: il corso-laboratorio introduttivo Il paesaggio del romanzo, svoltosi nell’autunno 2021; il corso-laboratorio monografico Il romanzo del paesaggio, che si svolgerà dal 26 febbraio al 29 maggio 2022; e il laboratorio residenziale Raccontare il paesaggio che si svolgerà nel luglio o nel settembre 2022 a Tresigallo, in provincia di Ferrara, se le condizioni sanitarie lo permetteranno.

Il tema del corso-laboratorio Il romanzo del paesaggio è per il 2022: Sublime contemporaneo. Il titolo si ispira a un testo dell’architetto Vittorio Gregotti, Il sublime al tempo del contemporaneo (Einaudi, 2013).

Sublime contemporaneo

Il laboratorio funzionerà come un gruppo di lavoro per la ricerca e la narrazione di luoghi, complessi architettonico-urbanistici, edifici, installazioni – intesi, in senso ampio, come paesaggi – in cui sia ancora possibile oggi sperimentare il sentimento del sublime.

Già il Trattato del sublime, un importante testo del primo secolo d.C. attribuito da alcuni al filosofo stoico Dionigi di Alicarnasso e da altri, più credibilmente ma non sicuramente, al rètore Cassio Longino (per queste incertezze l’autore viene spesso indicato come «pseudo-Longino»), definiva il «sublime» come non coincidente con il «bello», ma come ciò che poteva suscitare forti emozioni nel lettore o nello spettatore: vertigine, spavento, terrore, meraviglia, sorpresa. E lo stesso Trattato indicava come fonte di «emozioni sublimi» proprio certi spettacoli naturali: la tempesta, le montagne altissime (o la vista dalle montagne altissime), i burroni, gli orridi, le aurore boreali, le eclissi… In sostanza: tra percezione del paesaggio e sentimento del sublime la parentela è antica.

Al sublime tende anche molta arte figurativa romantica, soprattutto di area nord-europea: bufere di neve, naufragi tra i ghiacci polari, picchi montuosi che soverchiano l’osservatore, valli colme di nubi: spettacoli con un quid di terribile ma anche di eccitante. Nei nostri tempi, la comunicazione globale per immagini ha diffuso un sublime più esotico, ma egualmente capace di ispirare un sentimento ambivalente, di repulsione e fascinazione insieme: abissi oceanici, deserti lunari – paesaggi ancor più surreali di quelli dei quadri di Salvador Dalì (e «Salvador Dalì» è stato battezzato un deserto, in Cile) –, con l’effetto tuttavia di derubricare il sublime a illustrazione da «National Geographic Magazine»

Tuttavia – ed è questo l’oggetto del nostro interesse – si può riconoscere una qualità sublime, sia intenzionale che del tutto involontaria, in paesaggi frutto di opera umana, creati per scopi pratici o artistici, e capaci di impressionare per la grandiosità – i grattacieli di New York, lo stabilimento del Lingotto a Torino, le gigantesche pale eoliche disseminate per l’Italia, gli impianti chimici di Marghera tutti illuminati di notte… – ed eventualmente anche per la grandiosità della loro potenza distruttiva. E questo genera – dal momento che il sublime è anche una forma di piacere, di godimento estetico capace di farci saltare a piè pari le categorie del giudizio critico – un curioso cortocircuito: che di fronte alla visione grandiosa delle enormi navi sature di immondizia in rada sul golfo di Napoli che ci descrive Roberto Saviano in Gomorra, noi potremmo esclamare che si tratta di una immagine mozzafiato: lo stesso aggettivo (trito) che useremmo di fronte a uno dei tanti paesaggi notturni partenopei, con l’immancabile e drammatica presenza di nubi e luna, e minuscole figure umane sui moli, di un Salvator Rosa. Chiamiamolo pure il sublime al tempo dell’antropocene.

Così scrive Vittorio Gregotti: «Nei nostri anni il sublime sembra rappresentato (non solo in architettura) dall’iper tecnologico (una sorta di “tecnosublime”), dalla liquefazione delle specificità, dall’immensità delle comunicazioni immateriali, dall’abisso del nulla e della fine del tempo, in cui però l’estetica del “bello irriconoscibile” è divenuta la più grande alleata del mercato della competizione e della mistica dei consumatori. […] Oppure il sublime al tempo del contemporaneo è la superficiale trasposizione del terribile, dell’orrendo senza il pathos della possibilità; è l’evidenza dell’impossibilità di porre la questione del senso, cioè la fuga dal pensiero della ragione critica; […] si confonde con la mistica del denaro, del successo mediatico ipertecnologico, dello sviluppo incessante, e della sua connessione con l’idea di potere, in quanto valori assoluti. Tutto questo è quindi ancora una volta descrivibile come perversione del sublime, un sublime rovesciato contro il significato settecentesco della divina follia del confronto con l’universo. […] È possibile che nei nostri anni il sublime sia diventato […] estetica coincidenza assoluta con lo stato delle cose e con il tempo che finisce».

Calendario

  • Sabato 26 febbraio, ore 15-18
  • Domenica 27 febbraio, ore 10-13
  • Sabato 19 marzo, ore 15-18
  • Domenica 20 marzo, ore 10-13
  • Sabato 2 aprile, ore 15-18
  • Domenica 3 aprile, ore 10-13
  • Sabato 23 aprile, ore 15-18
  • Domenica 24 aprile, ore 10-13
  • Sabato 28 maggio, ore 15-18
  • Domenica 29 maggio, ore 10-13

Come si lavora

Il laboratorio è, per definizione, un luogo dove si lavora insieme. Uno dei punti di forza dei laboratori del «Percorso del paesaggio», e dell’offerta complessiva della Bottega di narrazione, è il valore che diamo allo scambio tra docenti e allievi, tra allievi e allievi, al valore di essere un gruppo. Nel laboratorio monografico ci sarà un terzo circa di ore dedicato allo studio del tema, attraverso lezioni frontali, e due terzi circa dedicati alla progettazione, alla revisione e al commento dei testi prodotti dagli allievi.

A chi è destinato

«Sublime contemporaneo» non prevede selezione all’ingresso. È pensato per chi ha un po’ di dimestichezza nella scrittura e vuole provare un approccio trasversale per approfondirla. Per chi è interessato a raccontare il giardino del mondo. Per chi è interessato al paesaggio, per mestiere o curiosità (narratori, artisti, architetti, giornalisti, fotografi, antropologi e compagnia). A chi è semplicemente curioso di provare a raccontarsi cominciando a uscire da sé. 

Come ci si iscrive

Ci rivolgiamo a narratori, poeti, giornalisti, architetti, urbanisti, paesaggisti, fotografi, videomaker, guide ambientali e cultori dei luoghi. Lo scopo del laboratorio non è soltanto formativo, ma ci auspichiamo di poter raccogliere un certo numero di buoni testi sul cui destino sia possibile ragionare. Detto direttamente: si scrive.

Per iscriversi è sufficiente inviare un’email a bottegadinarrazione@gmail.com fornendo i dati necessari all’emissione della fattura (indirizzo di residenza, codice fiscale, eventuale partita iva). Sarà richiesto il versamento di un acconto di 100 euro più iva (122 in totale); il saldo sarà dovuto a ridosso dell’inizio del corso.

È possibile chiedere, sempre scrivendo al medesimo indirizzo, un colloquio telefonico con la docente del corso Fiammetta Palpati.