Autore: fiammetta palpati

Testo con paesaggio / Primo esempio: l’annuncio immobiliare

Testo con paesaggio / Primo esempio: l’annuncio immobiliare

di Fiammetta Palpati

[Un paesaggio – o un’idea di paesaggio – accomuna un annuncio immobiliare a una poesia di Marianne Moore. Nel mezzo una scelta semiseria, in alcuni casi provocatoria, di testi molto vari per scopo, struttura e funzione: un manuale di giardinaggio e una delibera comunale, un racconto e una guida turistica, una canzone pop e un saggio filosofico, un libro di storia e un taccuino di viaggio.
Quello che vi propongo in questa rubrica è un tentativo giocoso di stressare un soggetto che nonostante la sua giovane età, o in virtù di essa, dimostra un certo appeal sia per la produzione artistica che per la riflessione teorica. Dieci esempi disparati ma accomunati dal fatto di raccontare direttamente o indirettamente, incidentalmente o con intenzione, uno dei luoghi comuni più affascinanti. Iniziamo, dunque, da un annuncio commerciale. Leggi tutta l’introduzione fp].

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Ad Amelia. Maestosa ed austera domina la valle che si apre ai suoi piedi, come una vecchia signora dei tempi passati. La memoria di questo importante casale, infatti, si perde nei secoli, al punto di conferire il nome al villaggio che sorge sull’altura alle sue spalle. La posizione è incantevole e l’esposizione è ottima: verso i tramonti che tingono il cielo di colori rosso sgargianti e imbruniscono pian piano l’azzurro intenso. Il panorama si apre dall’antica città di Amelia fino ai monti Cimini e, nel mezzo, campi verdi e vigneti ordinati alternati ad oliveti secolari. Intorno alla casa colori ed essenze tipiche della vegetazione umbra si fondono e si confondono in un sublime miscuglio e sopra a tutto un enorme leccio secolare cattura l’attenzione, raccontando i secoli che ha potuto vedere! Questa proprietà si sviluppa su un terreno di mq. 18.200 e comprende: un oliveto che conta 100 piante tutte in piena produzione, un frutteto ed un bellissimo giardino, curato ed attrezzato. I fabbricati sono costituiti dal casale padronale e da una dependance adibita a rimessaggio attrezzi, garage con un antico forno a legna per complessivi mq. 70 ca. La casa ha una superficie di circa di 330 mq ed è perfettamente ristrutturata con materiali tipici della tradizione umbra: pavimenti in cotto antico, travi in legno, soffitti con volticine ecc. Disposta su due livelli è composta da cucina con camino, ampio salone con camino, 4 camere, 3 bagni, lavanderia, veranda chiusa e comprende un ampio portico e un pergolato. Oltre ai fabbricati principali è opportuno ricordare un altro piccolo magazzino dalla forma molto caratteristica, una cisterna interrata in muratura e una zona pranzo esterna attrezzata con sedute in muratura e pavimentazione in cotto antico. Ad 1 ora da Roma a 20 minuti dalla stazione ferroviaria e dall’autostrada. CLASSE ENERGETICA: G (DL 192 19/08/05) IPE: 221.00 kwh/mq. TRATTATIVA RISERVATA

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Dieci esempi di testo con paesaggio

Dieci esempi di testo con paesaggio

di Fiammetta Palpati

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Un paesaggio – o un’idea di paesaggio – accomuna un annuncio immobiliare a una poesia di Marianne Moore. Nel mezzo una scelta semiseria, in alcuni casi provocatoria, di testi molto vari per scopo, struttura e funzione: un manuale di giardinaggio e una delibera comunale, un racconto e una guida turistica, una canzone pop e un saggio filosofico, un libro di storia e un taccuino di viaggio.
Quello che vi propongo in questa rubrica è un tentativo giocoso di stressare un soggetto che nonostante, o in virtù della sua giovane età (il paesaggio in senso stretto è un’acquisizione recente: una scoperta moderna che muove dalle arti figurative e trova un pieno riconoscimento soltanto nell’Ottocento), dimostra un notevole appeal sia per la produzione artistica che per la riflessione teorica.

Uno dei sintomi di questo notevole grado di eclettismo e penetrabilità che getta sul paesaggio l’ombra di una moda è dato dalla ragguardevole mole – peraltro in accrescimento – degli studi che esso sollecita: una bibliografia che accoglie contributi piuttosto disparati – da quelli più propri e tradizionali della geografia e dell’ecologia, a quelli apparentemente più distanti come gli studi sul suono (passando – magari – per l’arte dei giardini, o il giardinaggio tout court).

Ma il paesaggio è anche, e forse soprattutto, un termine che ricorre nella lingua comune, usato per designare quella che nella quotidianità viene avvertita come esperienza estetica di natura. I social network – per dire – rigurgitano di vassoi di affettati, ma anche di immagini etichettate come paesaggi: si pubblica l’inquadratura del laghetto dalla quale si sono opportunamente tagliati fuori i bidoni della spazzatura dello chalet, o, più finemente, la linea del cielo definita dai caseggiati delle periferie urbane. Lo troviamo nella didascalia della cartolina da collezionare, sul manifesto del comizio per il Parco Urbano, sulla locandina della mostra dilettantistica di acquarelli, nella pubblicità della maratona eno-gastronomica e nella delibera con cui l’amministrazione municipale autorizza l’abbattimento di un edificio incongruo – a dimostrazione del fatto che si tratta di un universale avvertito soprattutto a livello locale. Per altri versi ci richiamiamo al paesaggio per descrivere uno stato d’animo, un’esperienza intima, personale; o persino una costellazione di testi o di opere capace di formare, appunto, un mindscape – l’efficace neologismo inglese non del tutto traducibile con il nostro “paesaggio mentale”.

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Storia di uno sguardo a puntate, 10 / Cantiere Soratte

Storia di uno sguardo a puntate, 10 / Cantiere Soratte

di Fiammetta Palpati

[Ancora per Storia di uno sguardo, rubrica dedicata ai luoghi che ospiteranno il laboratorio Raccontare il paesaggio, e che raccoglie brevi narrazioni – descrizioni, osservazioni, aneddoti – attraverso il mio personalissimo sguardo, è la volta di un video. fp].

[Leggi tutte le puntate di Storia di uno sguardo]

In questo breve filmato ho voluto sperimentare la possibilità di accostare al testo, alla voce che lo legge (la mia), anche delle immagini. Quello che avevo in mente era di usare non tanto fotografie o rappresentazioni che dessero conto di quello che nel testo dicevo o evocavo, quanto di presentare quei materiali che in momenti e luoghi diversi, lo avevano stimolato: incuriosendo, distraendo, cullando, infastidendo. Insomma un tentativo di video non documentale ma che ci auguriamo possa contribuire alla riflessione sulla relazione tra parola e immagine che, negli ultimi mesi, anche attraverso questo blog, abbiamo sollecitato.

Guarda il video su youtube:

Asinara

di Fiammetta Palpati

[questo articolo di Giorgio Falco, che sarà ospite docente nel nostro prossimo laboratorio residenziale di scrittura, è apparso oggi sulla rivista letteraria on line Le parole le cose. Lo pubblichiamo qui per tutti gli interessati al racconto del paesaggio, e non solo. fp]

[È uscito da poco il libro fotografico Asinara, di Marco Delogu (Punctum), Una selezione del lavoro di Delogu è in mostra fino al 31 maggio presso il Warburg Institute di Londra e fino al 1 luglio 2018 presso il Palazzo Fabroni, Museo del Novecento e del Contemporaneo, di Pistoia. Pubblichiamo alcune foto, lo scritto di Edoardo Albinati che fa parte del volume e un’intervista di Giorgio Falco a Marco Delogu. I titoli sono redazionali (LPLC)]

L’esperimento

di Edoardo Albinati

Basta uno stretto braccio d’acqua, attraversato in pochi minuti di gommone, per piombare dal delirio vacanziero in un’oasi che, affascinante quanto le altre meraviglie della costa e dell’entroterra sardo, finisce per non avervi più nulla a che spartire, nulla di nulla, per la semplice ragione che è silenziosa, deserta, distante anche mentre ci metti i piedi sopra, persino in pieno luglio – dunque non più solamente bella, ma, letteralmente, sublime. La differenza tra il bello e il sublime va studiata nei manuali di filosofia e di estetica, però andando all’Asinara la si sperimenta allo stato puro. Ecco, la parola “esperimento” risulta particolarmente adeguata a questo luogo estremo, e chi visita l’isola ha la sensazione di entrare a farne parte. Di venire cioè sottoposto alla tensione del luogo onde misurare l’intensità delle sue reazioni: alla bellezza selvaggia, al vento, al volume di dolore umano irradiato negli anni, ai profumi, alla luce netta, alla potenza della nominazione di famosi banditi e leggendari giudici che qui hanno soggiornato. Alla sparsa popolazione di asinelli bianchi e grigi, dal malinconico sguardo bistrato. Di tutti gli esperimenti che vi sono stati condotti nel corso del tempo restano tracce imponenti o scheletriche. L’Asinara è stata quasi tutto l’immaginabile della derelizione umana: carcere e supercarcere, campo di prigionia, colonia penale e colonia agricola, quarantena. E ora è un parco naturale esemplare. In tutta Italia, forse solo l’ergastolo in cima all’isola di Santo Stefano sprigiona un magnetismo equivalente. Ma l’Asinara vi aggiunge la sua varietà, la movimentazione, le aperture improvvise di visuale, la presenza enigmatica delle bestie. Santo Stefano è un Escorial regale e vuoto, il teatro San Carlo volato sopra uno sperone di roccia; l’Asinara è un’intera Provenza disseminata di ruderi, montagne, radure, valli fiorite, baie e scogliere, porticcioli, fortini e casematte e animali selvatici.

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Ascoltare i luoghi

di Fiammetta Palpati

[questo articolo di Emiliano Battistini è apparso a luglio del 2017 sulla rivista culturale on line Doppiozero; lo pubblichiamo qui per tutti gli interessati al racconto del paesaggio, e non solo. fp]

Salutiamo con entusiasmo la recente pubblicazione del libro Nuove geografie del suono. Spazi e territori nell’epoca post-digitale, edito da Meltemi, del ricercatore e curatore indipendente Leandro Pisano: tale pubblicazione porta finalmente in Italia il dibattito sul suono inteso come strumento di conoscenza, che sta avvenendo già da alcuni anni a livello internazionale. Attraverso il resoconto critico di una serie di artisti sonori riconosciuti, il lavoro di Pisano ci parla della possibilità di indagare gli spazi abbandonati e le zone rurali attraverso la pratica dell’ascolto.

Continua a leggere l’articolo in Doppiozero

Storia di uno sguardo a puntate, 8 / Bianca folla di farina – Santa Maria di Amelia (prima parte)

Storia di uno sguardo a puntate, 8 / Bianca folla di farina – Santa Maria di Amelia (prima parte)

[Nella rubrica Storia di uno sguardo, raccolgo delle brevi narrazioni – descrizioni, osservazioni, aneddoti – sui luoghi nei quali ho scelto di vivere – Amelia e i colli amerini – e che ospitarono il primo esperimento residenziale di Raccontare il paesaggio. Nata per rendere familiare ai partecipanti le località che li avrebbero ospitati, la rubrica è rimasta un laboratorio personale sul quale misurarmi sulla narrazione dei luoghi, sullo sguardo che crea il paesaggio, sul complesso rapporto tra parola e immagine. fp].

[Leggi la puntata precedente] [Leggi conclusione del racconto]
[Guarda il video della puntata successiva]

Perché un pezzo che racconta del paesaggio tra Amelia città e la sua prima campagna, di una sagra paesana, di gente che va e che viene in ore antelucane lungo una strada sterrata, di macchine lasciate lungo il ciglio o infilate a spina tra un olivo e l’altro – ruote in bilico, aglio selvatico, parafango all’insù, – di due donne che attraverso una siepe mi chiedono dei soldi per il comitato festeggiamenti, di un prete nero che predica tra i tavoli – non v’accorgete di quanto stiamo bene così, tutti insieme? – e allora le teste si alzano dal piatto – il tovagliolo, alla svelta – e fanno sì, sì, con la bocca piena. E il prete nero sorride. E anche loro sorridono. Un pezzo – dicevo – in cui da lontano, dalla mia finestra, vedo una “Sala del regno” con un muro così bianco da essere luminescente – dico: perché un pezzo simile dovrebbe chiamarsi “Bianca folla di farina”?
Non lo so ancora. Ma sospetto che un motivo ci sia.
In questi giorni, dacché vado scrivendo questi pezzi che non so bene cosa siano – forse fette di mio paesaggio e nient’altro – faccio caso alle coincidenze – ai fatti che coincidono nel senso che diamo loro.
Per esempio, mentre scrivevo di Tilde – la donna dalla quale ho acquistato la casa ed ereditato le scarpe da sposa della nuora – è capitato che friggessi delle patate.

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Befana a Roma

Befana a Roma

di Fiammetta Palpati

[Questo racconto è apparso in vibrisse nel gennaio del 2017. Lo ripropongo tra i materiali dedicati a Raccontare il paesaggio perché c’è un uso particolare dei luoghi. Luoghi di Roma, in questo caso. La fotografia in alto: Vincenzo Sagnotti, Roma, Mandrione fp]

[Il racconto in pdf].

Qualcuno aveva buttato i fiori. Anzi, prima ne aveva tranciato il gambo, e poi li aveva gettati nella spazzatura. Questo disse Massimo. Spezzando le frasi per riprendere fiato, e trattenendo il compiacimento di chi porta cattive notizie, le giurò di averli visti con i propri occhi – i lilium, le gerbere, gli iris – insieme alle lattine e alle cartacce unte.

Nelle ultime ore se ne era stato ad accendere e spegnere sigarette nei pochi metri quadrati del pianerottolo, tra l’ascensore e le scale. Prima su una gamba, poi sull’altra, infine poggiato all’intonaco scolorito. Dopo pranzo l’andirivieni era aumentato: parenti alla lontana, vicini di casa, sconosciuti, entravano ed uscivano da casa di sua zia limitandosi a passargli davanti con un cenno della testa. Così si era deciso a scendere dal tabaccaio. E mentre accartocciava il cellophane delle MS rosse s’era accorto dei fiori nell’immondizia. E del portone, spoglio.
Era tornato su, al settimo piano, affrontando due alla volta i gradini male illuminati dai vetri sudici della chiostrina, senza aspettare l’ascensore che saliva cigolando, stipato di gente stretta nei cappotti scuri. E a ogni rampa sentiva crescere l’affanno per lo sforzo, e l’eccitazione per lo scandalo che avrebbe suscitato.

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Storia di uno sguardo a puntate, 7 / Terrazze, corridoi e altre fette di paesaggio

Storia di uno sguardo a puntate, 7 / Terrazze, corridoi e altre fette di paesaggio

di Fiammetta Palpati

[In questa rubrica, dedicata a Raccontare il paesaggio, cercherò di raccogliere delle brevi narrazioni – descrizioni, osservazioni, aneddoti – sui luoghi che ospiteranno il laboratorio. Per familiarizzare. Ho cominciato dalle terre di confine, o limitrofe, entro le quali – o dalle quali – Amelia e i colli Amerini si definiscono per differenza, propagazione, emanazione. Adesso sono a distanza zero. fp].

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Or che mi cinge tutta la tua distanza
sto inerme dentro un’unica sera
da Distanza, A. Zanzotto, Dietro il paesaggio, 1951

Ad Amelia comprammo la prima casa visitata, nonostante fosse, con ogni evidenza al di sopra dei nostri mezzi, e solo perché era bella – di una bellezza del tutto priva di funzionalità – e in lungo abbandono.

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Storia di uno sguardo a puntate, 6 / Sullo sfondo delle mura

Storia di uno sguardo a puntate, 6 / Sullo sfondo delle mura

di Fiammetta Palpati

[In questa rubrica, dedicata a Raccontare il paesaggio, cercherò di raccogliere delle brevi narrazioni – descrizioni, osservazioni, aneddoti – sui luoghi che ospiteranno il laboratorio. Per familiarizzare. Comincerò dalle terre di confine, o limitrofe, entro le quali – o dalle quali – Amelia e i colli Amerini si definiscono per differenza, propagazione, emanazione. fp].

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Qui non resta che cingersi intorno il paesaggio
qui volgere le spalle.
da Ormai, A. Zanzotto, Dietro il paesaggio, 1951

Cinque strade portano ad Amelia, e cinque, naturalmente, se ne allontanano; si innestano in reti maggiori – sulle regionali, sulle statali; la sesta va a Macchie, e lì finisce – ma qui si entra in una specie di leggenda paesana che, per ora, tengo da parte.

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Storia di uno sguardo a puntate, 5 / Torri, asparagi e viandanti: ancora incontri lungo la via Amerina

Storia di uno sguardo a puntate, 5 / Torri, asparagi e viandanti: ancora incontri lungo la via Amerina

di Fiammetta Palpati

[In questa rubrica, dedicata a Raccontare il paesaggio, cercherò di raccogliere delle brevi narrazioni – descrizioni, osservazioni, aneddoti – sui luoghi che ospiteranno il laboratorio. Per familiarizzare. Comincerò dalle terre di confine, o limitrofe, entro le quali – o dalle quali – Amelia e i colli Amerini si definiscono per differenza, propagazione, emanazione. fp].

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«Dentro le mura, lungo le terrazze, ci sono gli orti.»
Mi era rimasta questa fantasia.

Poco oltre la metà della provinciale per Amelia, quello stesso giorno – o forse fu un giorno diverso, non rammento se non che era pomeriggio – ci fermammo a visitare un altro immobile in vendita, da recuperare. Un piccolo casolare – di quelli dati a mezzadria prima e in fitto dopo – in parte diroccato, tra l’erba alta. Come se ne incontrano diffusamente e fanno malinconica – e quindi paesaggisticamente bella – la campagna. Mi pare che avesse una torretta – una colombaia – ma non ne sono certa. Certo è che la pietra era nuda. E quello fu il primo chiaro segnale che avevamo passato il confine.

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