Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 32 / Storia di un palo

di Giulio Mozzi

Ovviamente il palo non è quello della fotografia qui sopra (nella quale non c’è nessun palo). Il palo è un palo che fotografai in spiaggia a Rimini, se non ricordo male nel novembre del 2005 (che ci facevo a Rimini in novembre? Eh, c’era un c’era un convegno su Fellini, al quale mi avevano invitato. E perché mi avevano invitato a un convegno su Fellini? Eh, questo non l’ho mai saputo).

Storia di un palo

Storia di un palo

Storia di un palo

Storia di un palo

Storia di un palo

Il gesto è un gesto banale: ho guardato il palo negli occhi, cioè dall’altezza dei miei occhi, e poi ho alzato lo sguardo.

[Ecco una barzelletta di quando eravamo bambini. Al centro del cortile del manicomio c’è un palo. Un giorno un matto si mette d’impegno, si arrampica fino in cima, quando è su tira fuori dalle tasche un foglietto e una puntina da disegno. Attacca il foglietto, poi scende e se ne torna con gli altri beato e soddisfatto. Finita la ricreazione e svuotato il cortile, gli inservienti appoggiano una scala e vanno a vedere. Sul foglietto c’è scritto: Fine del palo. Pensate cosa ci immaginavamo che fosse, da bambini, il manicomio].

Quanti pali avete visti in vita vostra? Migliaia, milioni. Quanti pali avete guardati in vita vostra? Forse nemmeno uno. Le mie ingenue fotografie ovviamente non valgono nulla e non dicono nulla, ma stanno lì a testimoniare una cosa: che io quel palo l’ho guardato, l’ho guardato davvero, l’ho guardato da una certa altezza fino in cima, muovendo un poco la testa, e l’ho guardato non come se fosse un palo qualunque, ma come se fosse – come in effetti è – proprio quel palo lì, esistente in quel determinato giorno di novembre del 2005 (il 14, mi dice l’agendina ripescata dal cassetto), in quel determinato punto della spiaggia di Rimini, puntato contro quel cielo lì e non contro un altro. E io ero con una persona, della quale non vi parlerò.

Perché la storia, ovviamente, non è la storia del palo: è, come direbbe Fiammetta, la storia di uno sguardo: a puntate. Quasi il fotoromanzo di un uomo che, di nascosto, guarda un palo.

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