Fermo-paesaggio di Silvia Vespasiani

Fermo-paesaggio / 6

Testo e fotografia di Silvia Vespasiani

Da novembre a maggio alcune aree urbanizzate della costa adriatica, costruite nello stesso periodo di tante periferie italiane, mutano palesemente le loro condizioni di vitalità abitativa poiché non registrano residenti stanziali e scompaiono quasi tutti gli usuari stagionali dediti alla vita balneare.
Ogni anno in queste “città” si accampa un’anomalia ciclica, il negativo della condizione urbana, cioè diventano volumetrie costruite attorno al vuoto relazionale. 
Tuttavia per un “errore di trascinamento” pensiamo di riconoscere i luoghi come parti di un ambito residenziale più ampio e le loro “sembianze” ci fanno credere che c’è qualcosa di altro là dove non c’è. 

Luogo: Rosolina Mare (Rovigo).

[Continuiamo a pubblicare le sette fotografie “finaliste” del gioco “fermo-paesaggio” (regolamento). Questa è la sesta. Al gioco hanno partecipato 66 persone. Non ci siamo posti il problema di cercare le fotografie “più belle” o i testi “più belli”: abbiamo scelto quelle accoppiate di fotografia e testo che ci sono sembrate più interessanti – per il loro consonare, per il loro stridere o – al limite – per il loro ignorarsi. fp+gm].

* * *

10 pensieri su “Fermo-paesaggio / 6

  1. Maria Cristina Vezzosi

    L’uso di un linguaggio tecnico cela malamente l’incapacità di mantenere un distacco emotivo di fronte a tali luoghi desolanti. Foto molto suggestiva, la più bella pubblicata finora.

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  2. Francesca Giovanna

    Esclamazione di rabbia, di sorpresa o di impazienza.
    Deduco che oggi devo le mie scuse a Maria Cristina.
    Anche se malamente, porgo le mie scuse a tutti i lettori di questo blog: passati, presenti, futuri, trapassati, futuri anteriori e turisti per caso.

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  3. Annamaria Coppola

    L’uso di un linguaggio specifico piuttosto che lirico sollecita aree di coscienza più analitiche. Si focalizza l’aspetto sociale del paesaggio prima di quello percettivo e individuale, si sollecita il lettore a immaginare, anche senza senza vederela, la foto che non c’è, quella del perodo estivo. Per me, fino ad ora, è la foto vincitrice nel nostro gioco di associazioni immagine-testo.

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  4. Maria Cristina Vezzosi

    Mi scuso anche io: leggendomi ora mi rendo conto che il mio malamente è fuorviante quindi dico subito che volevo esprimere un gradimento totale testo e foto.
    L’estrema sintesi non mi ha aiutato a focalizzare il mio commento sul contrasto.
    Il linguaggio tecnico – che come tutti i tecnicismi nasce proprio per evitare che le emozioni individuali impediscano la comunicazione efficace – in cui Silvia eccelle essendo architetto, mi ha indirizzato subito verso un sentimento di compassione per quei luoghi che vengono usati d’estate e gettati d’inverno.
    Come dice Annamaria, la mia coscienza analitica ha visto una panoramica estiva di quel vialetto, ha immaginato ombrelloni e pareo svolazzanti sul bagnasciuga e sono orripilata perché non amo la spiaggia d’estate ma il mare d’inverno. Ebbene: sì.
    P.S.: io sono per un ex equo, l’haiku della foto con neve era un’esibizione perfetta delle non regole del dott. Mozzi.
    P.S.: Francesca sei ampiamente scusata, i messaggi scritti provocano le persone a tirare fuori il peggio di sé, a volte, e poi rimangono lì. A voce ci si intende meglio.
    Ciao a tutti.

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