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Giorgio Falco: “Perché sono su Instagram”

di Giorgio Falco

[Giorgio Falco, uno dei docenti ospiti del laboratorio Raccontare il paesaggio, ha risposto all’inchiesta del blog Le parole e le cose sull’uso di Instagram]

Ho rotto la mia ritrosia ai social il 23 giugno 2017; da allora ho un profilo Instagram poiché, in fondo, sono un fotografo, un artista che scrive narrativa, e quasi tutto ciò che ho scritto è attraversato da riferimenti fotografici, da una continua riflessione sul mezzo. Quindi Instagram è un buon esercizio, uno stimolo per prendere appunti visivi che, chissà, magari utilizzerò dopo, in narrativa. Instagram, a differenza di altri social, prevede poche parole, vive di immagini. Questo potrebbe renderlo ancora più inquietante, lapidario. Non è neutro, è pur sempre un social, e un rumore di fondo rimane anche nelle immagini, ma lì so come proteggermi.

Continua a leggere l’articolo in Le parole e le cose.

I luoghi milanesi di una sconfitta

Domenica 25 marzo alle ore 14.30, a Milano nel corso di Bookpride si svolgerà un “evento” nel quale è coinvolto uno dei docenti del nostro laboratorio Raccontare il paesaggio: Giorgio Falco.

Geografia urbana di Ipotesi di una sconfitta. I luoghi milanesi dell’ultimo romanzo di Giorgio Falco

Un itinerario in compagnia dell’autore di Ipotesi di una sconfitta (Einaudi Stile libero) alla scoperta dei luoghi milanesi (e non) in cui si muove un Io alla ricerca di «una collocazione esistenziale più che di un collocamento lavorativo». Ripercorrendo le tappe della sua metamorfica vita lavorativa, dall’Università Statale di Scienze Politiche all’ufficio reclami di un’azienda di telefonia, Giorgio Falco racconta il proprio personale approdo alla scrittura; sullo sfondo un’Italia e una Milano che mutano.

La partecipazione è gratuita, ma i posti sono limitati; pertanto, è necessario iscriversi inviando un’e-mail a piedipagina@gmail.com

Partenza: via del Conservatorio 7 (Università degli Studi di Milano). Ore 14.30.

A cura di
piedipagina

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“È come se ogni mia fotografia, proprio perché inserita all’interno della piattaforma album, diventasse anche cartolina, autografo-ricordo, francobollo…”

di Sabrina Ragucci

[Questo articolo di Sabrina Ragucci è apparso in Le parole e le cose, all’interno della serie Perché sono su Instagram?, a cura di Maria Teresa Carbone. Sabrina Ragucci (è sua la fotografia qui sopra) sarà docente ospite nel laboratorio Raccontare il paesaggio, organizzato dalla Bottega di narrazione].

Non appartengo a coloro che sostengono ci siano troppe immagini nel mondo. Certo, ci sono innumerevoli immagini nel mondo ma non sono più delle parole che siamo costretti ad ascoltare ogni giorno. Da molto tempo viviamo sommersi dai suoni, prima ancora che dalle immagini. Persino i discorsi sulle immagini le sovrastano e, facendo un paragone azzardato tra arte e Instagram, parafrasando Adorno, i discorsi sull’incanto dell’arte sono parole e basta; tutti i mezzi e i procedimenti di produzione provengono dalle parole: l’arte costituisce l’unico momento nel processo di disincanto del mondo.

Kant sosteneva che la nostra rappresentazione delle cose non si regola su di esse, ma sono piuttosto questi oggetti, come fenomeni, che si regolano sul nostro modo di rappresentarceli. Ed eccoci qui, con i criteri. Provengo da una cultura novecentesca: un’immagine interessante dice sempre qualcosa a proposito di se stessa, parla di ciò che è insito nella sua natura, nel linguaggio; il mio interesse per la scrittura funziona allo stesso modo.

Continua a leggere l’articolo di Sabrina Ragucci in Le parole e le cose.