Categoria: Esercizi per l’esplorazione del paesaggio

Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 3 / Ciò che c’è

Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 3 / Ciò che c’è

di Giulio Mozzi

Perché i bambini disegnano paesaggi? In linea di massima, perché gli adulti li spingono a farlo, o perché li approvano assai benevolmente. E che cosa mettono, i bambini, nei paesaggi? Sempre le stesse cose: una casa, una strada, un albero, un fiore, una nuvola, un sole… Eventualmente qualche uccello, dei mostri, un trattore…

Ma, esattamente come imparano a parlare imitando le parole degli adulti, i bambini cominciano a disegnare non imitando la realtà: ma imitando altri disegni. Se volete fare un esperimento, chiedete a un bambino, diciamo tra i 5 e i 7 anni, di copiare un disegno e un oggetto reale: la resa dell’oggetto reale, di norma, sarà molto “peggiore” rispetto alla resa del disegno (ricordatevi comunque di lodare la vostra cavia).

E’ ovvio che, nei suoi paesaggi, il bambino non disegna ciò che c’è, ma ciò che è stato addestrato a percepire come rilevante; più esattamente, ciò che è stato addestrato a percepire come esistente. I suoi libretti, a partire da quelli masticabili e da quelli da bagnetto, sono pieni di fiori, di rane, di alberi, di volpi, di soli radianti, di case monofamiliari a due piani con giardino o isolate nel verde, di colline ellittiche e di strade sinuose. E queste cose il bambino metterà nei suoi paesaggi: ha imparato bene che un paesaggio deve essere fatto così. E’ un po’ come per i generi letterari: un giallo senza morto né assassino né investigatore, che giallo sarebbe?

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Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 2 / Contare i passi

Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 2 / Contare i passi

di Giulio Mozzi

Molti anni fa, credo nel 2005, mi capitò di visitare (al Macba di Barcellona) un’esposizione dedicata all’artista olandese (ma originario del Suriname) Stanley Brouwn. Nell’esposizione, in realtà, non c’era molto da vedere. Però quel poco che c’era dava molto da pensare.

Di Stanley Brouwn non sapevo niente, e non so niente – sia chiaro – nemmeno ora. Ma mi ritrovai a contemplare tutta una serie di piccoli disegni. Tipo questi:

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Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 1 / A occhi chiusi

Esercizi per l’esplorazione del paesaggio, 1 / A occhi chiusi

di Giulio Mozzi

L’esercizo è semplice. Procuratevi qualcosa che impedisca totalmente la vista: può andar bene una benda nera, una di quelle paia di occhiali ciechi che vendono a carissimo prezzo negli aeroporti, un paio di occhiali da saldatore accuratamente tappati col nastro adesivo nero (nella foto qui sopra: non ricordo il nome del poveretto – persona molto simpatica, peraltro -: era il 2006, eravamo nella settimana dei mondiali di calcio, c’era un caldo micidiale, si trattava di un seminario per i dottorandi di urbanistica dell’Università di Siracusa – la cui Scuola di architettura e urbanistica ha però sede a Catania).

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